Roma, 22 gen – Un libro bello da leggere perché racconta il mutamento di clima – in negativo – immergendosi tra i cittadini iraniani per ascoltare direttamente dalle loro voci testimonianze e umori, opinioni e diversi punti di vista. E così facendo coglie emozioni private e generali che poi restituisce ai lettori in un affresco vivido di quel popolo. E dallo spunto, o meglio dalla prioritaria e vitale questione del nucleare, il libro allarga i propri orizzonti, scavando nei cambiamenti più profondi di quella società, a cominciare dalla questione femminile. Un libro, dunque, che attraverso la scrittura esperta di giornalista laureata in Storia moderna e con un passato da corrispondente dal Cairo e da Teheran, si configura come strumento agile, razionale ed emozionale al tempo stesso per comprendere la realtà e complessità di un Paese di primaria importanza nello scacchiere mediorientale e mondiale e per nulla contenibile nelle semplificazioni che troppo spesso passano sui media e nell’opinione pubblica diffusa. (Ema)