Roma, 22 gen – Quando qualche anno fa il multilaterale e intenso lavoro politico e diplomatico tra Unione Europea, Usa e Iran portò al delicato accordo sul nucleare nel Paese arabo, si accesero grandi speranze per il Medio Oriente e tra chi guarda a un mondo dove il dialogo e la convivenza pacifica attraverso di esso vengono prima del conflitto e delle prove di forza. Ma con l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America queste speranze vengono presto ridimensionate e torna a farsi strada un pessimismo diffuso. La causa sta nella politica estera del nuovo presidente, soprattutto quella nei confronti dell’Iran, che pare piegare più verso un atteggiamento di contrapposizione che si sperava ormai superato che di dialogo politico-diplomatico e distensivo. Testimonianza ne è stato il suo discorso all’Assemblea Generale dell’Onu del settembre 2017, i cui effetti e reazioni sono stati immediatamente percepibili anche sui social – dove il pessimismo tornava a leggersi in modo diffuso sia tra gli utenti iraniani che del resto del mondo – e nell’opinione pubblica mondiale. Su questo importante cambio di passo è interessante leggere il libro di Luciana Borsatti, “Iran al tempo di Trump” (Castelvecchi, 2018, 144 pagine, 16,5 euro). (SEGUE)