Roma, 26 feb – Nel 2017, così come negli anni precedenti, la gestione delle risorse energetiche e la gestione dei rifiuti coprono circa l’80% del valore aggiunto delle ecoindustrie, con il 60% generato da prodotti finalizzati alla gestione delle risorse energetiche e il 19,7% da quelli destinati alla gestione dei rifiuti. Lo rende noto l’Istat. Il restante 20% circa del valore aggiunto è generato principalmente da prodotti finalizzati alla protezione dell’ambiente quali la gestione delle acque reflue (8,3%), la protezione di aria e clima (1,9%), l’abbattimento del rumore, la protezione del suolo, delle acque e della biodiversità, la protezione dalle radiazioni, la Ricerca e Sviluppo e le altre attività di protezione dell’ambiente (4,8% complessivamente). Il restante 5,3% riguarda i prodotti destinati ad altre attività di gestione delle risorse naturali che riguardano le risorse forestali, l’acqua, il patrimonio minerale, la flora e la fauna e la Ricerca e Sviluppo. Le attività di gestione delle risorse energetiche coprono da sole il 60% del valore aggiunto delle ecoindustrie. Rientrano in questa categoria la produzione di energia da fonti rinnovabili e degli impianti a essa necessari, dei beni e servizi necessari agli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica, le attività di recupero dei materiali volte a ridurre il prelievo di risorse fossili, nonché i servizi di manutenzione, formazione e consulenza tecnico-professionale a supporto di questo settore. La produzione di energia da fonti rinnovabili (idroelettrico, solare, eolico, geotermico, biomasse, biocombustibili) pesa per oltre il 70% del valore aggiunto legato alla gestione delle risorse energetiche. Negli ultimi anni l’Italia, in linea con gli obiettivi europei al 2020 e con le normative a essi associate, ha fortemente incrementato il consumo di energia da fonti rinnovabili (pari al 34,2% nel 2017). In risposta a questa crescente domanda di energia “pulita”, nel periodo considerato la potenza degli impianti installati è aumentata consentendo di espandere la produzione di energia (con l’eccezione di flessioni nel 2015 e nel 2017 dovute a fattori climatici) . (SEGUE)