Roma, 27 feb – Da un capo all’altro d’Italia il Carnevale si festeggia praticamente dappertutto con iniziative più o meno originali. Le occasioni caratteristiche e storiche sono poco meno di un centinaio, in numero crescente rispetto anche al recente passato sulla scia della riscoperta delle tradizioni e della ripresa di festeggiamenti abbandonati con il passare del tempo. Festeggiamenti utilizzati, in molti casi, a fini economici diretti e come volano per business che durano tutto l’anno: valorizzazioni dei beni culturali e naturali, del turismo esperienziale, dell’enogastronomia, delle produzioni artigianali tipiche. L’elenco sarebbe lunghissimo, ma si può comporre una mappa ideale (ma non esaustiva) dell’Italia carnascialesca, in aggiunta alle località della top five. In Trentino, ad Alba di Canazei e Penia si tiene il Carnevale Ladino, i cui festeggiamenti cominciano il 17 gennaio, festa di sant’Antonio Abate, protettore degli animali domestici: in questa circostanza si evocano i riti stagionali delle Dolomiti, di giorno con le Mascheredes e di notte con i Lonc che si aggirano per valli e paesi su lunghi trampoli. A Verona un momento molto importante del Carnevale è il Venerdì grasso con la distribuzione degli gnocchi (che ricorda una rivolta del Cinquecento e l’assalto ai forni e ai depositi alimentari) presieduta dal Papà del gnoco, che impugna un forcone con uno gnocco infilzato. A Fano quest’anno l’antico Carnevale sarà dedicato alle donne e tutti i festeggiamenti, a cominciare dai carri allegorici, saranno declinati al femminile. A Offida, in provincia di Ascoli Piceno, si ricorda la caccia al bue – Lu bov fint – ricreato in cartapesta. Il Martedì grasso invece si tiene la sfilata dei Vlurd, centinaia di uomini e donne mascherati che danzano portando sulle spalle lunghi fasci di canne accesi. (SEGUE)