Roma, 27 feb – Con un impatto economico su Ivrea ma anche con una importante ricaduta sulla lontana Calabria, da dove provengono le arance impegnate nella incruenta battaglia, il cui valore è calcolato intorno ai 250mila euro. A completare la top five le feste carnascialesche di Cento e Putignano. A Putignano si svolge un Carnevale tra i più antichi d’Italia: risale al 1394. Per paradosso, la festa per antonomasia dell’irriverenza è nata da un evento legato alla religione : il trasporto delle spoglie di Santo Stefano da Monopoli a Putignano per preservarle dalle incursioni saracene. Salutato dai contadini con un rito noto oggi come “festa delle propaggini”, danze mutuate da tecniche usate nelle viticoltura e nella vinificazione. Oltre all’età, il Carnevale di Putignano è singolare per la durata: parte il 26 dicembre, giorno dedicato appunto a Santo Stefano, ed è contrassegnato da numerosi momenti originali, dedicati alla Candelora, alle donne, all’orso, al funerale di Carnevale.
Anche il Carnevale di Cento è molto antico e la sua storia rivive perfino in un capolavoro: è stato immortalato dal Guercino in affreschi datati intorno al 1615. Ha esaurito più volte la sua vena ma è sempre rinato. Oggi è gemellato con “O Carnaval carioca”, quello di Rio de Janeiro. Le parate di carri allegorici attirano sempre appassionati in gran numero. Da queste autentiche opere d’arte vengono lanciati oggetti ricordo realizzati per l’occasione. Ad aprire le sfilate la maschera locale Tasi, che indossa un frac e procede a braccetto con una volpe. E proprio il rogo del Tasi chiuderà i festeggiamenti. (SEGUE)