Che cos’è la felicità? Questa è forse una delle domande più difficili che l’uomo si è posto durante tutta la sua esistenza. Una risposta, però, ha provato a darla il Dalai Lama nel suo libro “L’arte della felicità”. Il segreto è combattere gli stati mentali negativi (come la rabbia e l’odio) coltivando quelli positivi (gentilezza e generosità, per esempio). Per Thomas Jefferson, nella celebre Dichiarazione d’Indipendenza, la felicità era un diritto inalienabile; Democrito, invece, la definiva come eutimia, cioè tranquillità dell’animo; mentre, più generalmente, può essere concepita come uno stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. Essa, però, è anche ciò che deriva dal “reward and indulge” (ricompensa ed indulgenza), stile di vita che prevede l’autogratificazione come chiave del successo. E quale migliore occasione, se non la Giornata Internazionale della felicità, voluta dal filantropo Jayme Illien e celebrata dalle Nazioni Unite ogni 20 marzo, per prendersi cura di se stessi per raggiungere la felicità? Il 43% degli italiani, infatti, secondo uno studio dell’Osservatorio Grimbergen, ritiene sia fondamentale ritagliarsi un momento di relax, ma il problema è che il 52% non riesce a farlo a causa dei troppi impegni. Secondo gli esperti, invece, basta dedicare anche solo 30 minuti al giorno per se stessi per raggiungere la giusta serenità. Andrew Smart, invece, studioso della New York University, ha scritto un libro dal titolo “In Pausa”, in cui ha affermato che se la nostra psiche è straordinariamente sviluppata per sostenere carichi intensi di lavoro, il cervello per poter funzionare normalmente ha bisogno di momenti d’inattività̀, anche molto frequenti. A breve termine l’iperattività̀ disturba la creatività̀, la consapevolezza di sé ed il benessere emotivo. (red- 20 mar)