Roma, 22 mar – “Ci chiediamo come sia possibile -continua Schiavone – mettere in discussione una norma costituzionale a meno di una ventina d’anni dalla sua promulgazione che, a sua volta, sanava un vulnus legislativo durato oltre 50 anni. E’ così difficile – si chiede ancora i segretario – riconoscere ancora oggi ai cittadini italiani all’estero i diritti civili e politici per assicurare una rappresentanza adeguata ed equa nel nostro Paese? La presenza dei parlamentari italiani eletti nella circoscrizione estero riflette una forma evoluta dell’estensione dei diritti a cittadini in mobilità, quantificati per difetto a sei milioni, che con l’Italia hanno e mantengono un legame concreto e duraturo. E’ auspicabile che su questo provvedimento, anche nell’iter preparatorio al dibattito nella Camera dei deputati, i ragionamenti siano concreti e non ideologici, come purtroppo è già avvenuto nel passaggio precedente al Senato, e che non si giunga ad un voto di fiducia. La riduzione del numero di rappresentanti della circoscrizione estero – conclude Schiavone – nelle due aule parlamentari italiane rischia di creare una frattura insanabile tra due mondi idealmente equidistanti: italiani in patria e italiani fuori d’Italia. Il grande esodo di massa dall’Italia, al quale assistiamo dall’inizio del millennio, dovrebbe spingere i nostri governanti a creare nuovi istituti di partecipazione e di rappresentanza politica idonei alla mobilità circolare per rafforzare la loro presenza nelle istituzioni nazionali”. (red)