Roma, 27 mar – La scarsità nell’offerta di servizi educativi per l’infanzia nelle regioni meridionali non corrisponde però a un disinteresse da parte delle famiglie; si vede che la domanda disattesa delle famiglie si riversa nell’accesso anticipato dei bambini sotto i tre anni nella scuola dell’infanzia dove rischiano di trovare una risposta non adeguata alle esigenze educative e di cura dell’età, come accade al 10% dei bambini in Calabria, mentre in Emilia Romagna l’accesso anticipato si limita al 2,2%.
La media dei costi a carico dei comuni è di 6 mila euro annui (Istat, 2014) per ogni bambino, e quella a carico degli utenti è 1.500 euro (il 20% del costo complessivo). Al Sud il costo a carico degli utenti è molto più contenuto (500-600 euro annui) mentre raggiunge il massimo nelle Province di Trento e Bolzano (rispettivamente 2.300 e 2.500 euro), dove anche i Comuni però investono molto di più nei servizi all’infanzia (8.200 e 7.400 euro). Per la fascia di bambini 3-6 anni, in alcune regioni del Sud è quasi sempre lo Stato a gestire le scuole dell’infanzia, come nel caso della Calabria, dove il 99% delle scuole dell’infanzia pubbliche è statale. L’offerta comunale è invece più sviluppata nel Lazio e in Emilia Romagna, dove oltre ¼ delle scuole pubbliche è gestito dai Comuni. (SEGUE)