Pasticcio interparlamentare sul revenge porn, e alla fine il voto su Codice Rosso slitta: se ne riparlerà la settimana prossima. Il caso è andato in scena oggi tra il Senato e la Camera, sul tema così attuale come quello della condivisione per vendetta di immagini private e/o pornografiche dell’ex compagna, da aver toccato recentemente anche la deputata pentastellata Giulia Sarti. Questa mattina il Movimento 5 Stelle aveva presentato in conferenza stampa a Palazzo Madama una proposta di legge contro il revenge porn, con la benedizione di Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana Cantone e delle giornaliste e conduttrici Monica Sciarelli e Selvaggia Lucarelli: scritto da Elvira Evangelista, prevede da 6 mesi a 3 anni di carcere per chi pubblica foto o video privati sessualmente espliciti senza l’espresso consenso delle persone rappresentate “al fine di provocare nelle persone offese gravi stati di ansia, timore o isolamento” e la possibilità di inoltrare al gestore del sito web o social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti. La pena diventa da 1 a 4 anni se a farlo è il partner o l’ex partner della persona offesa; e da un 5 a 10 anni se la persona offesa si toglie la vita e sono previste inoltre linee guida per la formazione degli studenti e del personale scolastico “perché manca – spiega la Evangelista – negli adulti come nei giovani l’uso consapevole del web”. Quasi contemporaneamente, però, Laura Boldrini, Federica Zanella, Alessia Morani, presentano alla Camera emendamenti al cosiddetto ‘Codice Rosso’, il ddl che introduce modifiche al codice di procedura penale in materia proprio di violenza di genere: quello della Boldrini, prima di una lunga sospensione, viene respinto a scrutinio segreto per appena 14 voti, quello di Zanella (FI) non viene ammesso nonostante sia pressoché identico al testo del Senato (sostanzialmente cambiano lievemente, al rialzo, i limiti di pena previsti). Davide Zanichelli assicura che “non vogliamo assolutamente eludere il tema, il nostro impegno va oltre attraverso un testo di legge specifico che possa essere più approfondito. Serve una legge complessiva e articolata, e non un emendamento non sufficientemente approfondito”. E la stessa spiegazione la dà la stessa Giulia Sarti, via Facebook: “In virtù di quel che ho passato, io così come molte altre donne purtroppo, ci tengo a sottolineare che il caso in questione non può certo risolversi attraverso l’approvazione di un mero emendamento”. Spiegazioni che però non convincono le opposizioni: “Ci sono volute quasi 4 ore per decidere che la nostra proposta non poteva essere accettata: non si è deciso di introdurre il loro testo, uguale a quello del disegno di legge presentato al Senato, come emendamento al Codice Rosso – dice Alessia Morani – Non si fa perché non c’è la volontà di farlo, altrimenti sarebbe stato introdotto sin da subito. E’ una grande presa in giro”. Alla fine, dopo molte polemiche, Fico convoca la capogruppo, che decide per il rinvio.