Lugano, 16 ott – “Le lavoratrici e i lavoratori frontalieri italiani non possono essere in alcun modo considerati alla stessa stregua di coloro che hanno esportato illegalmente capitali verso l’estero”. Lo scrivono in una nota il presidente e il vicepresidente del Csir (Consiglio sindacale interregionale) Ticino-Lombardia-Piemonte, Giancarlo Bosisio e Claudio Pozzetti. “Essi – prosegue la nota – contribuiscono a incrementare la ricchezza nazionale dell’Italia sia con le rimesse derivate dai guadagni realizzati nel Paese in cui lavorano e che vengono spesi in Italia, sia attraverso i ristorni fiscali ai comuni di residenza così come previsto dall’Accordo italo-elvetico risalente al 1974. I frontalieri, considerando che sono obbligati ad avere un conto corrente bancario in Svizzera su cui i loro datori di lavoro versano la retribuzione, non possono essere annoverati tra coloro che debbono ottemperare allo scudo e al monitoraggio fiscale così come ne sono esonerati – concludono Bosisio e Pozzetti – sia coloro che operano presso organismi comunitari sia i cittadini di Campione d’Italia”.