Roma, 10 nov – Dopo le polemiche scoppiate la scorsa estate in seguito alla proposta della Lega Nord di rendere obbligatorio l’insegnamento dei dialetti locali all’interno delle scuole italiane, polemiche che si sono intrecciate con il dibattito sulle celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, si è tenuta oggi a Roma la tavola rotonda dal titolo “Lingua e dialetti. L’italiano tra federalismo e Unità d’Italia” organizzata dalla Società Dante Alighieri al Campidoglio e seguita da ogni parte del mondo in tempo reale dal sito www.ladante.it. In una sala gremita di studenti delle scuole della capitale e di responsabili dei comitati della Dante nel mondo, i relatori si sono confrontati sul profondo legame e sui contrasti che da sempre esistono tra lingua italiana e dialetti. Ad aprire i lavori l’ambasciatore Bruno Bottai, presidente della Società Dante Alighieri: “Ai nostri giorni, la diffusione della lingua nazionale nel nostro Paese è un obiettivo largamente raggiunto”, ha detto Bottai. “Forse è proprio per questo – ha aggiunto – che si torna a parlare del valore identitario e culturale dei dialetti”. Al dibattito sul valore dei dialetti rispetto alla lingua italiana la Società Dante Alighieri ha anche dedicato un sondaggio on line. Secondo il 69,5% dei votanti, la lingua locale dovrebbe essere parlata esclusivamente in famiglia, mentre il 18% ritiene che debba essere insegnata nelle scuole.