– Roma, 12 lug – Secondo lo studio “Problemi di famiglia”, realizzato dall’Eurispes in collaborazione con Federcasalinghe è in crisi la stessa possibilità di condividere un progetto di vita in comune: poco più di ¼ dei giovani italiani tra i 18 e i 34 anni vive in coppia, a fronte di una media della Ue a 15 del 36,5%. Analizzando le intenzioni di fecondità degli under 35, emerge con forza come la vulnerabilità economico-lavorativa condizioni pesantemente i progetti di maternità/paternità dei giovani e meno giovani. Il 53,5% dei ragazzi tra i 25 e i 29 anni ritiene improbabile (29%) o esclude del tutto (24,5%) la possibilità di avere un figlio nei prossimi 3 anni. Anche tra i giovani adulti, tra i 30 e i 34 anni, l’esitazione è evidente: appena il 13,4% è sicuro di fare un figlio nel prossimo triennio, mentre oltre il 47% preferisce per il momento accantonare l’idea; di questi il 21,5% esclude del tutto la possibilità di mettere al mondo un bambino nei prossimi tre anni. L’esitazione che sembra pervadere non solo i giovanissimi ma anche i ragazzi che hanno già raggiunto una certa maturità anagrafica rispetto alla possibilità di mettere al mondo un bambino in un arco di tempo relativamente breve trova le sue ragioni, ancora una volta, nel senso di vulnerabilità economico e lavorativa che pervade, come precedentemente osservato, il loro pensiero sul futuro. In questo quadro anche chi vive in coppia è portato a percepire l’eventuale nascita di un figlio come un evento in grado di scombussolare ulteriormente l’organizzazione della propria vita. Difficilmente l’arrivo di un figlio è associato al possibile miglioramento di alcuni nodi critici. Spesso si è portati a pensare che le proprie condizioni, ed in particolare quelle economiche e lavorative, rimarranno sostanzialmente invariate o che subiranno dei peggioramenti. Il sostegno alla “famiglia” – dice l’Eurispes – in questo contesto, si realizza anche rimuovendo gli ostacoli che impediscono a questi giovani adulti la costruzione di un proprio nucleo familiare e la piena realizzazione come persone ancor prima che come cittadini e lavoratori, nonché attraverso la consapevolezza che non è possibile scaricare sulle famiglie di origine il costo delle difficoltà di ingresso e stabilizzazione nel mercato del lavoro, prima, e le difficoltà di conciliazione, dopo. Farlo significa creare un’intollerabile sperequazione nei confronti di quanti non possono contare sul sostegno familiare. I provvedimenti previsti nell’ultima Finanziaria a favore dei lavoratori atipici sono certamente apprezzabili, ma lasciano tuttavia il nostro Paese ancora decisamente e drammaticamente lontano sia dalla definizione di un sistema di garanzie “all’altezza” della nuova organizzazione del lavoro, in grado di assicurare reale ed effettiva tutela e cittadinanza ai lavoratori fuori e dentro il mercato del lavoro. (SEGUE)