– Salerno, 13 lug – E’ grave anche il fenomeno dei bambini soldato. Lo scorso 16 giugno l’UNICEF, il Governo della Repubblica Centroafricana e il gruppo ribelle dell’Assembly of the Union of Democratic Forces (Ufdr) hanno firmato un accordo che permetterà il reinserimento sociale dei bambini associati a gruppi armati, con il ritorno dei bambini alle proprie famiglie. L’Ufdr ha in tale occasione acconsentito al rilascio di circa 400 bambini arruolati nelle file ribelli. Finora, nella regione del Vakaga, nel nord del Paese, sono stati individuati circa 200 bambini associati a gruppi armati. Nella parte orientale del Ciad, ai confini della Repubblica Centrafricana, la situazione è altrettanto difficile e complessa, con aspri scontri tra truppe governative e guerriglieri. Più di 215.000 rifugiati sudanesi in fuga dal Darfur vivono in 12 campi del Ciad orientale e le comunità ospitanti sono sottoposte a grossi sacrifici, soprattutto in termini di risorse idriche disponibili; inoltre, nell’area sono oltre 65.000 gli sfollati interni. I campi di accoglienza sono spesso presi di mira per efferati attacchi e al loro interno si teme vengano reclutati bambini soldato. Nel Ciad meridionale sono presenti 45.000 rifugiati della Repubblica Centroafricana, in 4 campi profughi. La condizione sanitaria e nutrizionale dei bambini rifugiati è pessima, con un’elevata incidenza di infezioni acute delle vie respiratorie, malaria e diarrea. La popolazione non ha accesso all’acqua potabile e a impianti igienici; le donne che hanno subito violenze sessuali e di genere non sono protette; e le aule scolastiche, cosi come i materiali didattici, scarseggiano. La mortalità infantile 0-5 anni in Ciad è ancora più alta che nella Repubblica Centroafricana, arrivando a 208 su mille.