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VOTO ESTERO, FURLAN (INTERCOMITES SPAGNA): POTENZIARE I CONSOLATI

it@withub.it by it@withub.it
20 Luglio 2007
in Archivio News dal mondo
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– Madrid, 20 lug – “Il voto degli italiani all’estero, dopo le prove generali delle ultime elezioni politiche, deve trovare una collocazione stabile all’interno del sistema politico italiano”. E’ quanto sostiene Almerino Furlan, presidente dell’Intercomites Spagna, commentando i presunti brogli elettorali e più in generale il voto degli italiani all’estero. “Non c’è dubbio che – prosegue Furlan – con l’attuazione dell’elettorato attivo e passivo degli italiani all’estero, l’Italia abbia dato inizio, come sosteneva il nostro presidente Ciampi, ad un preludio di una nuova stagione di solidarietà e di intensa collaborazione tra tutti gli italiani, all’interno ed all’esterno dei nostri confini. Nessun Paese come l’Italia ha mai pensato così in alto nella espressione di una nazione senza confini, cementata da una lingua e da solide radici culturali e storiche. Adesso, però, dalle parole bisogna passare ai fatti”. In che senso? “Acquisito il diritto da parte degli italiani all’estero di essere rappresentati nel Parlamento nazionale, bisogna costruire attorno a questa premessa un sistema elettorale che dia garanzia di efficienza, ma soprattutto, di assoluta democraticità. La rappresentatività si acquisisce col consenso e, quindi, bisogna fare in modo che l’affluenza al voto sia significativa. Le prossime elezioni dovranno disporre di una macchina organizzativa all’altezza dei risultati che si vogliono ottenere, facendo tesoro dell’esperienza passata che, come dimostrato ampiamente, ha registrato molte falle”. Allora ci sono stati brogli? “A leggere la stampa ed i resoconti parlamentari sembra proprio di sì. E di questo dobbiamo dolercene tutti. Ma i brogli elettorali non sono stati inventati dagli italiani all’estero. Anzi. Sicuramente, però, il sistema elettorale all’estero ha dimostrato falle maggiori che bisognerà assolutamente tappare”.
Come? “Innanzitutto mettendo i consolati in condizione di operare proficuamente sull’archivio anagrafico dei residenti all’estero. Non bisogna dimenticare che in occasione delle ultime elezioni politiche esistevano discrepanze tra le cifre del ministero dell’Interno e quello degli Esteri. Gli uffici consolari furono costretti a veri e propri tour de force per predisporre le liste elettorali. Io ritengo che bisogna, una volta per tutte, creare quella rivoluzione informatica da tutti attesa, con la quale si possa operare attraverso un unico archivio che consenta collegamenti rapidi tra autorità consolari, Comuni e ministero dell’Interno. Si agevolerebbero così non solo le procedure elettorali, ma anche il lavoro quotidiano dei consolati (rilascio dei passaporti, carte d’identità, ecc.). Per quanto attiene alle operazioni di voto ed al successivo spoglio, ritengo che è buona norma scrutinare le schede in loco, costituendo seggi elettorali, ad esempio, nella sede dei consolati generali ed in quelli onorari, senza abbandonare, ovviamente, il voto per posta. In questo modo sarà possibile verificare eventuali anomalie locali, senza mettere sotto accusa l’intero sistema”.
Ma quanto costa? “Costa quanto necessario per assicurare credibilità alle istituzioni parlamentari e contribuisce a quella integrazione da tutti auspicata. Bisognerà creare uffici elettorali che lavorino non solo in occasione delle scadenze elettorali, ma che monitorino in tempo reale fornire dati certi e veritieri. Per questo è necessario una stretta collaborazione con i Comuni e con il ministero dell’Interno. Per quanto riguarda l’Aire è necessaria una riforma legislativa che imponga l’obbligo d’iscrizione per quegli italiani che espatriano, pena la sospensione dei diritti di cittadino italiano. In sintesi, razionalizzare il sistema dell’informazione significa ottenere molteplici benefici evitando sterili polemiche. Che ruolo possono avere i Comites in questa riforma? A mio giudizio un ruolo rilevante. Non si dimentichi che i consigli dei Comites sono eletti democraticamente da tutti gli italiani residenti all’estero. Come dicevo all’inizio l’Italia, con il voto ai cittadini residenti all’estero, ha creato una sola e grande nazione senza confini geografici. Si può fare di più: ogni collettività italiana all’estero dovrà essere messa in condizione di operare in autogestione, come fosse un’area metropolitana della grande nazione italiana globalizzata. Queste collettività hanno bisogno di servizi consolari adeguati, scuole e servizi sociali in grado di assistere il cittadino nei propri rapporti con la madrepatria. Tutto questo, attraverso una razionalizzazione della spesa ed una visione decentrata più accentuata può essere possibile, a condizione che la politica italiana non navighi a vista, non impieghi il tempo in risse e lotte di potere. Ci vuole un progetto ambizioso, ma soprattutto che guardi oltre la siepe degli interessi quotidiani. Un Comites di basso profilo è inutile, un Cgie assembleare lascia il tempo che trova, così come una rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero che non riesca ad incidere sostanzialmente sui reali problemi. E’ possibile fare di più, è possibile: basta volerlo”.

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