San Francisco, 30 lug – Si è conclusa alle 16 di ieri (l’1.00 in Italia) la visita di Marco Zacchera, responsabile Esteri di Alleanza nazionale, al nostro connazionale Carlo Parlanti, detenuto dal giugno 2005 nel penitenziario californiano di Avenal (Usa) e condannato a 9 anni di detenzione per reati di cui si è sempre proclamato innocente al punto da rifiutare il patteggiamento della pena. “Un’incontro denso e commovente – si legge in un comunicato – durato quattro ore, che ha permesso a Carlo Parlanti di descrivere a Zacchera (accompagnato dal console generale d’Italia a San Francisco Roberto Falaschi e dal viceconsole onorario a Fresno) la propria odissea giudiziaria”. “Ho trovato Parlanti notevolmente provato e sofferente – afferma Zacchera – è impensabile che nel 2007 un nostro connazionale possa essere recluso in condizioni inimmaginabili per noi italiani. Un penitenziario di Stato, quello di Avenal, isolato dal mondo, nel quale sono detenuti circa 8000 prigionieri che non riescono a ricevere, proprio a causa del sovraffollamento, le cure mediche di cui necessitano. Sono preoccupato per le sue condizioni; malato d’asma, piorrea ed epatite C, Parlanti è costretto a scontare la pena alla quale è stato condannato da un processo che lascia moltissimi interrogativi, in una cella comune di 400 detenuti senza ricevere le minime cure che possano alleviare i dolori. Se ad oggi non sono state sufficienti le interrogazioni al Parlamento italiano e gli appelli al capo dello Stato, al ministro degli Esteri e al ministro della Giustizia sottoscritti anche da ben 17 europarlamentari di tutti gli schieramenti politici, già domani lancerò una petizione parlamentare affinché, Carlo Parlanti possa essere trasferito in una prigione capace di garantirgli ‘condizioni umane’, mentre si attende che sia fatta piena luce sull’intera vicenda e soprattutto sull’estradizione diretta dalla Germania avvenuta nel 2005”. “Il sistema penitenziario americano – prosegue il deputato di An – consente di avere celle confortevoli a pagamento che sfiorano anche 100 dollari al giorno, ma è impensabile che la famiglia Parlanti, ignorata dai media e dalle istituzioni e già duramente provata per le spese processuali americane, possa permettersi di sopportare un simile esborso”. “Spero quindi – conclude il responsabile esteri di An – che anche l’amico Franco Frattini, vicepresidente della Commissione europea e responsabile per il portafoglio Libertà, Sicurezza e Giustizia possa contribuire a far luce su eventuali violazioni subite dal connazionale Carlo Parlanti all’interno del territorio Europeo”.