Bari, 10 set – Superare il test di medicina grazie a un “aiuto esterno”. Iniziare la carriera di medico eludendo uno dei principi fondatori del moderno giuramento di Ippocrate, quello che recita “giuro di affidare la mia reputazione esclusivamente alle mie capacità professionali e alle mie doti morali”. A tradire da subito la deontologia medica sarebbero stati almeno una cinquantina di studenti nel corso delle prove di ammissione, il 4 e 5 settembre scorsi, alle Facoltà di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Ancona e Chieti. Gli aspiranti avrebbero ricevuto “aiuti esterni” per la soluzione del questionario anche attraverso telefoni cellulari, ma dietro di loro ci sarebbe un’organizzazione vera e propria e un giro di migliaia di euro. A scoprire la truffa dei test d’accesso a Medicina è stata la Procura di Bari e sarebbero già sette le persone inscritte sul registro degli indagati. L’operazione è iniziata nel giugno 2006 e ha portato, nei giorni scorsi, a perquisizioni e sequestri presso gli atenei delle tre città interessate e nei confronti delle persone indagate, per le quali si ipotizzano i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato. Nell’ambito delle indagini la procura di Bari ha scoperto che per frequentare un corso di preparazione con la garanzia di essere “assistiti” durante il test, gli studenti sono arrivati a pagare fino a 8.000 euro, e poi fino a 30.000 se effettivamente l’esame veniva superato. Si tratterebbe di una vera e propria rete e anche alcuni docenti sarebbero coinvolti nell’organizzazione. Le indagini si sono concentrate su una sola persona che si dedicava alla preparazione degli studenti, in vista dei test d’accesso, tenendo lezioni private a Polignano a Mare, in provincia di Bari. Le indagini hanno rilevato i suoi collegamenti con personale interno, amministrativo e docente degli atenei coinvolti nella truffa. Durante le prove dunque ci sarebbe stato il tentativo di concordare la composizione delle aule in modo da agevolare gli studenti che dovevano “superare” la prova. Ma nell’ateneo barese il tentativo sarebbe fallito perché alla vigilia del concorso, il rettore ha ricollocato gli studenti secondo l’età anagrafica, evitando così che persone non interessate alla prova, come genitori e accompagnatori, potessero essere d’aiuto agli studenti. In sostanza, l’organizzazione provvedeva a iscrivere al concorso, per ogni studente, almeno un’altra o più persone, che durante il test aiutavano direttamente la matricola oppure si preoccupavano di comunicare all’esterno le domande del questionario. L’organizzazione si sarebbe incaricata della soluzione del test e dell’invio delle risposte con sms o telefonate. Ma si poteva ricorrere anche alla staffetta: cioè i fogli dei questionari venivano portati fuori dall’aula e recapitati alla “sala operativa”. Ma l’attività illecita è stata monitorata dalle Fiamme gialle baresi in tempo reale, sia attraverso intercettazioni telefoniche sia con attività di pedinamento e appostamento, riprese video e foto. E tra gli studenti durante la prova di esame – oltre i loro “accompagnatori” – si sarebbero mescolati alcuni finanzieri “infiltrati” per controllare la selezione. Tuttora sono in corso ulteriori accertamenti per identificare altri candidati che potrebbero aver beneficiato dello stesso aiuto. Intanto, il ministro dell’Università, Fabio Mussi, segnala un altro possibile caso: “Ci sarebbero buste aperte prima di un concorso in un’altra università”. “Lo ha segnalato lo stesso rettore e di questo lo ringrazio” ha detto il ministro. Il rettore dell’Ateneo delle Marche, Marco Pacetti, ipotizza invece che ci si trovi davanti a qualche caso di millantato credito. “Si sa che ci sono soggetti che aiutano gli studenti nella preparazione e, in qualche caso, garantiscono addirittura il risultato. Forse, qualcuno deluso dell’esito, si è rivolto alle forze dell’ordine”, ha dichiarato Pacetti. Ma per il ministro Mussi “è evidente che se si accerta il fatto che in un’università i quiz erano a qualcuno noti il giorno prima, perché qualcuno li aveva trafugati, lì il concorso sicuramente salta”. Per il caso delle buste aperte prima del concorso ovvero “trafugate e aperte, per poi essere rimesse al proprio posto” il ministro Mussi ha evidenziato: “Devo avere la sicurezza, ma se la certezza di questo fatto ci sarà allora il concorso salta”. “Quanto al caso dell’università di Messina, dove si concentrerebbero i migliori risultati nei test per l’ammissione ai corsi di medicina, “quando ci sono delle anomalie statistiche – ha concluso il ministro – bisogna capirne il perché, poi naturalmente c’è anche il caso, ma occorre interrogarsi”.