Roma, 19 set – Legge elettorale in aula subito dopo la Finanziaria. E’ l’obiettivo illustrato dal presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Enzo Bianco, dopo la riunione di oggi alla presenza del ministro per i Rapporti col parlamento Vannino Chiti. “Chiederemo al presidente del Senato di mettere la legge elettorale tra i primi punti all’ordine del giorno dopo la Finanziaria” ha detto Bianco. Questo consentirà, comunque alla commissione di lavorare su un accordo fino a ottobre. “Sono ottimista – ha spiegato – sul fatto che la commissione possa approvare al più presto un buon testo di legge con il più largo consenso possibile”. Se così non fosse si potrebbe arrivare al referendum. “In quel caso – afferma il presidente della commissione – a pagare saranno i cittadini perché i quesiti referendari non affrontano il problema della possibilità di scegliere i propri parlamentari”. Nelle intenzioni del presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama c’è anche quella di indire, prima della stesura del testo, una riunione che affronti il problema del voto all’estero e quello delle quote rosa. Raccolte le indicazioni e soprattutto sciolto il nodo del “premio di maggioranza”, il testo sarà stilato e quando verrà sottoposto all’esame della commissione non verrà chiesto un voto complessivo ma sui singoli punti. Allo stato delle cose, però, un accordo appare tutt’altro che facile. Anche oggi il confronto sul voto si è arenato proprio sul tanto discusso premio di maggioranza che per Forza Italia sembra essere ormai una “condicio sine qua non”. “Un atteggiamento che non ho capito”, dice il ministro dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti che ha chiesto al principale partito dell’opposizione di esprimersi con chiarezza. “A Gemonio sembrava che premio di maggioranza fosse un problema superato, gettato alle spalle, tanto che – ricorda Chiti – la Cdl disse agli elettori ‘soglia di sbarramento al 5% e non più premio di maggioranza’”. “Insomma, così strutturata la cosa assomiglia proprio a un modello tedesco, anche se ovviamente possiamo chiamarlo come vogliamo”. Una cosa è certa: le posizioni sono ancora ferme e distanti per questo, sottolinea Chiti, “occorre essere chiari se davvero si vuole superare l’empasse e sviluppare un dialogo”. A respingere le accuse di ambiguità è il forzista Gaetano Quagliariello che conferma il netto indirizzo del suo partito verso il premio di maggioranza, almeno fino a quando non verrà “prospettato un altro strumento che garantisca che a scegliere il Governo siano i cittadini e non i partiti”. Comunque il clima resta surriscaldato e le coalizioni non si risparmiano stoccate. Per il vicepresidente dei senatori dell’Ulivo, Luigi Zanda, l’atteggiamento di Forza Italia è tutt’altro che collaborativo. “Oggi – ha spiegato – ha persino ostacolato l’approvazione del calendario dei lavori”. Per Zanda, infatti, è ormai “palese la volontà di Fi di andare al voto con la Calderoli o con la legge che emergerà dal referendum”.