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MYANMAR: L’ONU PUNTA I RIFLETTORI SULLA REPRESSIONE

it@withub.it by it@withub.it
26 Settembre 2007
in Archivio News dal mondo
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New York, 26 set – Una strage, quella in Myanmar, che ha scosso il mondo, una repressione della quale si discuterà d’urgenza al Palazzo di Vetro alle 21 ora italiana. Ad annunciarlo lo stesso ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner, presidente di turno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affermando che “potrebbe uscire un testo di condanna, di sorveglianza e di appoggio all’Onu in Birmania”, dove si trova appunto una missione di coordinamento del programma di sviluppo dell’Onu. Il ministro ha aggiunto che “una rappresentante del segretario generale sarà presente alla riunione e darà la propria opinione sul comportamento da tenere”. In una dichiarazione congiunta diffusa nel pomeriggio a New York, Stati Uniti ed Unione europea chiedono al Consiglio di sicurezza di prendere in considerazione sanzioni contro la giunta militare al potere in Myanmar e condannano le violenze contro i manifestanti. “Chiediamo al Consiglio di sicurezza di esaminare urgentemente la situazione e di prendere in considerazione ulteriori passi, incluse sanzioni”. Preoccupato il governo degli Stati Uniti. “Se tali notizie sono esatte, gli Stati Uniti sono molto preoccupati per il modo in cui il governo si è comportato”, ha detto il portavoce della Casa Bianca, Gordon Johndroe. “Il mondo intero vi osserva”, arriva accorato il monito del premier britannico Gordon Brown. “Spero che il Consiglio si riunisca immediatamente, oggi, per discutere della questione e vedere cosa si può fare”, ha dichiarato Brown a margine del congresso laburista in corso a Bournemouth, nel sud dell’Inghilterra. “La prima cosa che si può fare è inviare un emissario dell’Onu in Myanmar – ha osservato – Spero che possa fare in modo di avvertire il regime birmano che qualsiasi violazione dei diritti umani avverrà sotto gli occhi del mondo, e non sarà accettabile. La pressione internazionale che potremo esercitare nei prossimi giorni sarà estremamente importante”. La questione in Myamar è seguita attentamente anche dal governo italiano. Domani, a fine seduta al Senato, sarà Franco Danieli ad intervenire in nome del governo sulla situazione nell’ex Birmania. Intanto il presidente del Consiglio romano Prodi ha espresso “la sua più viva preoccupazione per quanto sta accadendo in Birmania e per l’arrivo di notizie sconcertanti sull’azione repressiva nei confronti dei manifestanti pacifici che ha, secondo quanto si apprende, prodotto le prime vittime”. Da quanto si legge in una nota diramata da Palazzo Chigi, il premier ha sottolineato che “la comunità internazionale deve mobilitarsi per il rispetto dei diritti umani in tutte le parti del mondo e perchè sia assicurata la libertà di esprimere le proprie opinioni ed il proprio dissenso in modo pacifico”. La situazione in Myanmar merita l’attenzione di tutto il mondo. A sottolinearlo è il presidente della Camera Fausto Bertinotti, al termine di un incontro a Montecitorio. “Questo movimento di monaci merita la solidarietà di tutti i popoli e di tutte le organizzazioni democratiche, inclusa la Camera dei Deputati e bisogna attivare ogni strumento possibile, anche utilizzando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in corso in questi giorni, per determinare una pressione congiunta affinché non solo venga rispettato questo grande movimento di popolo, ma ne vengano accolte le richieste fondamentali. Credo che questo sia necessario e utile”. Un’Italia che deve far sentire la sua voce. Questa la richiesta del segretario dei Ds Piero Fassino che ha sottolineato la necessità, da parte del governo italiano, di agire in sede Onu e in sede europea perché vengano assunte immediatamente tutte le iniziative necessarie a scongiurare qualsiasi bagno di sangue e a favorire il ripristino della democrazia e dello stato di diritto in Birmania”. Scosso dalla dura repressione di oggi anche il sindaco di Roma Walter Veltroni. “Spero davvero – sostiene – che la comunità internazionale riesca in queste ore a bloccare la repressione delle proteste pacifiche. Mi auguro che gli sforzi del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che già ieri si è appellato al capo del regime, vadano a buon fine per far sì che Cina e India, i Paesi che hanno maggiore influenza sulla Giunta militare birmana, costringano il governo di Rangoon a rinunciare all’uso della forza armata contro i monaci e il popolo birmano. Se la situazione dovesse precipitare – continua – mi auguro che il Consiglio di Sicurezza possa promuovere un’iniziativa urgente a sostegno di una missione immediata da parte del Segretario Generale affinché convinca i generali birmani a lavorare con il suo Inviato Speciale e avviare un processo reale di riforma politica ed economica del Paese”. Dura condanna per gli atti violenti di oggi in Birmania anche da parte del Prc che in una nota ha chiesto l’intervento del “governo italiano e dell’Unione Europea per porre fine a quella che potrebbe diventare una nuova mattanza, dopo gli incidenti che nel 1988 provocarono la morte di circa 3.000 persone”. Intanto questa sera a Roma è prevista una veglia di preghiera davanti all’Ambasciata della Repubblica di Mynmar a Roma, promossa dall’Unione Buddista Italiana.
(Deg)

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