Roma, 30 set – Un Fausto Bertinotti a trecentosessanta gradi. E’ quello intervenuto oggi alla festa di Liberazione in corso a Roma e che, intervistato da Giovanni Minoli, ha toccato praticamente tutti i temi caldi attualmente sul tappeto dell’agenda politica. Tra questi, anche ovviamente quello legato al “fenomeno Grillo” e relativo alle proposte avanzate dal comico. Su quella di non candidare inquisiti, Bertinotti pensa che “debba essere una scelta autonoma dei partiti e non un obbligo. La moralità va perseguita nella politica, non con norme generali che possono produrre solo guai”. Grillo ha anche proposto un limite di due legislature, e qui il presidente della Camera sostiene che “si possono fare eccezioni sulla base della responsabilità politica: saremmo stati forse meglio se De Gasperi, Togliatti e Berlinguer fossero stati mandati a casa?” Bertinotti punta l’indice contro “l’antipolitica” rappresentata da Grillo, il principale antidoto alla quale “è la sinistra: se questa muore, vince l’antipolitica”. La terza carica dello Stato è anche tornato sul monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai politici sulle loro eccessive apparizioni in televisione. “Secondo me – ha detto – il problema non è dei politici in televisione ma della televisione che fa politica”. Bertinotti – che ha escluso un suo ritorno alla guida di Rifondazione – si è inoltre detto “ansioso di vedere una nuova legge elettorale per l’Italia. Si dovrebbe fare entro l’anno anche perché il referendum porterebbe una pessima soluzione del sistema politico italiano”. Durissimo inoltre il commento di Bertinotti sulle ultime dichiarazioni di Bossi che ieri ha esortato il suo elettorato a una “guerra di liberazione” del nord. “Ci sono cose – ha detto il presidente della Camera – che possono seminare odio e minare drammaticamente una società in cui sono in atto forti tendenze disgregatrici”. “Non è possibile utilizzare l’espressione guerra di liberazione primo perché si sta parlando del proprio paese” e in secondo luogo perché “la guerra di liberazione è stata una soltanto, quella che ha cacciato i fascisti”. E se in tema di Finanziaria “Fausto il rosso” non si mostra certo entusiasta, sul welfare sottolinea che “La partita è aperta”.
Non poteva mancare il tema Pd che per Bertinotti “Sicuramente è una risposta all’antipolitica”, anche se “bisogna vedere la strada che prenderà”. “Del Pd – spiega il presidente della Camera – mi piace la sfida ma non l’abbandono della questione del lavoro come questione fondativa della politica”. Bertinotti ha anche parlato dell’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne: “Di lui apprezzo il fatto che abbia detto che il problema non è il costo del lavoro e che preferisce fare accordi con i sindacati italiani piuttosto che con quelli americani, ma secondo me la sua visione della politica economica è sbagliata, propone abbellito il vecchio modello di sviluppo”. Quindi il Papa: “Del Pontefice – ha detto Bertinotti – mi interessa la critica al capitalismo ma temo il seme ‘integrista’ del suo discorso”.
(Deg)