Roma, 30 set – “Seguo con grande trepidazione i gravissimi eventi di questi giorni in Myanmar e desidero esprimere la mia spirituale vicinanza a quella cara popolazione nel momento della dolorosa prova che sta attraversando”. Con queste parole Papa Benedetto XVI ha espresso oggi, dopo la preghiera dell’Angelus, la propria preoccupazione per la situazione birmana. “Mentre assicuro la mia solidale ed intensa preghiera e invito la Chiesa intera a fare altrettanto – ha continuato il Pontefice – auspico vivamente che venga trovata una soluzione pacifica, per il bene del Paese”. Ma la giornata di oggi è stata anche ricca di prese di posizione diplomatiche e politiche sulla questione. L’inviato speciale dell’Onu per la Birmania, Ibrahim Gambari, è infatti riuscito ad incontrare a Rangoon la leader dell’opposizione birmana, il premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, da dodici anni agli arresti domiciliari. L’incontro, che è avvenuto in una residenza del governo in University Avenue, la stessa strada dove abita la leader dissidente, è durato un’ora e 15 minuti. La contrarietà del regime militare a questo incontro, fortemente sponsorizzato dagli Usa, è apparsa palese dal comportamento dell’esercito, che ha circondato la struttura residenziale, bloccando ogni accesso alla strada con filo spinato e barriere di legno. Secondo le informazioni riportate da Mizzima, l’agenzia stampa che dà voce all’opposizione birmana, le autorità governative avrebbero inoltre cercato di organizzare manifestazioni filogovernative con “almeno 30 persone nei villaggi con più di 50 nuclei familiari e 25 nei villaggi con meno di 50 famiglie”. Dopo l’incontro con San Suu Kyi, Gambari ha potuto parlare anche con alcuni esponenti della giunta al potere senza però poter parlare con il generale Than Shwe. Mitoji Yabunaka, il viceministro degli Esteri giapponese, è intanto partito per il Myanmar per far luce sulla morte del fotoreporter nipponico ucciso mentre fotografava scene di repressione da parte dei militari. Tokio chiede di far luce sulla vicenda e punire i responsabili se, come sembra, venga provato con certezza che quella del giornalista è stata un’esecuzione in piena regola. Yabunaka ha in programma incontri con il ministro egli Esteri birmano, Nyan Win e con quello degli Interni, Maung Oo, ma anche con la leader dell’opposizione già incontrata da Gambari. L’atteggiamento del governo nipponico sembra piuttosto risoluto, e non si escludono clamorose rotture tra i due governi, pure in buoni rapporti economici. La giunta militare ha intanto ammesso che la repressione delle manifestazioni, in atto dal 19 agosto, ha causato la morte di dieci persone, ma secondo le fonti internazionali in realtà le vittime sarebbero circa 35. Almeno mille le persone arrestate, stipate negli edifici universitari e in altre strutture scolastiche dato che le carceri sono ormai piene. Nei giorni scorsi, l’esercito ha occupato e isolato i principali monasteri di Rangoon e Mandalay per impedire ai religiosi di scendere di nuovo in piazza.
(Asc – Deg)