Roma, 2 ott – “La proibizione tout court della prostituzione spingerebbe il fenomeno verso la clandestinità rendendo il lavoro delle Forze di Polizia, delle istituzioni e delle associazioni ed enti di tutela più difficile nella lotta contro la criminalità a favore delle vittime di sfruttamento. Il rischio esiste anche col divieto assoluto di prostituzione in strada. Il ‘riflusso al chiuso’ coinvolgerebbe anche tante persone deboli, svantaggiate, relegate in spazi ‘invisibili’ e, pertanto, più isolate, ricattabili, insicure”. Per questo motivo “l’Osservatorio ritiene, pur non senza preoccupazioni, che si può escludere la prostituzione da alcuni luoghi pubblici, previamente stabiliti in via generale, quando la tutela di interessi comuni a tutti diventi prevalente (i luoghi abitualmente frequentati dai minori, i luoghi di culto, i luoghi di cura). Non configurando la violazione come reato ma applicando una sanzione amministrativa pecuniaria alla prostituta e al cliente”. E’ una delle principali proposte di modifica alla normativa vigente presentate dell’Osservatorio sulla prostituzione, l’organismo composto da decine di associazioni che si occupano del fenomeno istituito presso il Viminale, presentate oggi dal ministro dell’Interno Giuliano Amato e dal sottosegretario Marcella Lucidi: un pacchetto di interventi da promuovere sul territorio con la sinergia dei soggetti pubblici e privati per la protezione e integrazione delle vittime, la prevenzione e contrasto della tratta di persone e la protezione dei minorenni, in quanto, secondo l’Osservatorio, “nonostante la disciplina introdotta nel nostro ordinamento dalle leggi 269/1998 e 38/2006, permangano nel sistema alcune lacune”. Il ministro Giuliano Amato ha spiegato che le modifiche suggerite dall’Osservatorio “saranno separate dal pacchetto-sicurezza” ma “vi sarà un insieme di norme che andranno in un autonomo disegno di legge. Non so – ha aggiunto – se saranno tutte quelle avanzate nel rapporto o se ve ne saranno altre”. Tra le richieste del Rapporto anche l’estensione dell’inescusabilità dell’error aetatis della vittima, vale a dire la motivazione addotta da coloro che dicono di non conoscere l’età della vittima, ai reati di schiavitù, tratta, prostituzione minorile, sfruttamento sessuale, introduzione di una disciplina speciale della prescrizione per i reati di sfruttamento sessuale, tratta, abuso sessuale, prostituzione, commessi in danno di minori; ulteriori misure di prevenzione, quali il divieto di accesso ai luoghi frequentati da minori nei confronti delle persone che risultano pericolose per l’integrità fisica o morale dei minori; introduzione,quali misure cautelari, del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa nei confronti di imputati per reati di prostituzione minorile, tratta, riduzione in schiavitù in danno di minori, nonché dell’allontanamento dalla casa familiare quando l’imputato sia un familiare della vittima. L’Osservatorio propone tra le altre cose di implementare sul territorio il lavoro in rete tra la magistratura, le Forze dell’ordine, gli enti pubblici e del privato sociale, sviluppare il ruolo delle prefetture e dei questori nel contrasto della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento sessuale, dare continuità e certezza alle risorse per i progetti di tutela e adottare le disposizioni contenute nel progetto di Riforma del Testo unico sull’immigrazione. Punto centrale dell’analisi dell’Osservatorio è lo sfruttamento dei minori. In questo contesto si propone la realizzazione di una campagna informativa diffusa sul fenomeno della prostituzione minorile e sul reato con cui è sanzionata e uno specifico impegno delle forze di polizia per la prevenzione e il contrasto. Inoltre, il rapporto contiene un invito alla “sicurezza partecipata” con il rilancio del ruolo delle prefetture, che già dispongono di ambiti nei quali realizzare un coordinamento di azioni concordate, non solo in relazione alla prostituzione in strada, ma anche alle situazioni di sfruttamento “al chiuso”. “Solo politiche integrate, piuttosto che ricette ‘monodose’ come quelle che intendono ridurre la prostituzione a mera questione di ordine pubblico – sostiene il rapporto dell’Osservatorio – possono consentire di risolvere i problemi emergenti sul territorio”.
(Fca)