Roma, 12 ott – Il ddl sul welfare ha passato questa mattina l’esame del consiglio dei ministri. Paolo Ferrero (Prc) e Alessandro Bianchi (Pdci) si sono astenuti mentre Pecoraio Scanio e Fabio Mussi hanno espresso quello che chiamano un “sì con riserva”. Ciò nonostante il premier Romano Prodi non vuol sentir parlare di lacerazioni all’interno dell’esecutivo: “Sono solo congetture” ha detto, confermando che il ddl “è frutto di un lavoro serio” che dà “nuova forza alla concertazione, uno dei pilastri di questo governo”. Anche il vicepremier Francesco Rutelli appare soddisfatto di aver incassato, almeno due su quattro “sì” dalla sinistra radicale. Insomma, anche se c’è qualche scontento all’orizzonte, la situazione appare superabile. Anche lo stesso ministro Ferrero sembra gettare acqua sul fuoco riconoscendo lo sforzo nelle migliorie apportate al testo che, però, ritiene ancora non “decisive”. L’atteggiamento, comunque, non appare di chiusura “l’astensione – ha spiegato – è il segnale che vogliamo risolvere il problema. Chiediamo solo che il governo rispetti il programma”. Due i punti oggetto del contendere: quello sui precari e sui lavoratori usuranti. Norme che hanno già subito una modifica per rientrare nel solco delle richieste della sinistra radicale. Per Pecoraio Scanio, invece, i “ritocchi” sono un “segnale importante”, anche se aspetta le eventuali modifiche del Parlamento per sciogliere la riserva. Dello stesso avviso il ministro dell’Università e la Ricerca Fabio Mussi che ha motivato il suo “sì” con il “miglioramento della condizione dei lavoratori”, anche se ha aggiunto di aver comunque evidenziato “i punti che ancora non sono risolti positivamente”. Alla fine della fiera tutto è rimandato alla Camere. Toccherà a loro, come ha detto lo stesso Prodi il compito “di discutere, valutare e trasformare il ddl in legge dello Stato”. E se c’è chi si aspetta che il Parlamento, Montecitorio in testa, possa compiere il “miracolo” c’è chi invece si augura, come il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, che sul ddl sul welfare non ci siano “modifiche in corso d’opera” perché, in quel caso “ci sarebbe l’esigenza di trovare le coperture”. Il problema principale resta, comunque, il tempo. Il testo, infatti, dovrebbe essere approvato da entrambi i rami del Parlamento entro fine anno, per mettere i paletti alle novità previste dalla riforma Maroni. “Ci aspettiamo – ha affermato il ministro dell’Economia – che la sua approvazione rientri nei tempi della sessione di bilancio”. Il governo va avanti a testa bassa, quindi, escludendo l’ipotesi di un possibile ‘spacchettamento’ dei provvedimenti e chiedendo alle Camere – forte del risultato – “rispetto” per il voto dei lavoratori che hanno approvato la riforma del welfare. “Bisogna tener conto – ribadisce il ministro del Lavoro Cesare Damiano – della decisione democratica, per questo chiederei che non ci fossero grandi cambiamenti e di mantenere la rotta”. Dello stesso parere anche il ministro della Giustizia Mastella, che lasciando il Cdm ha affermato che a questo punto “la dialettica parlamentare non può far modificare la normativa senza che vi sia il consenso delle parti sociali”. “I lavoratori – gli fa eco il ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro – hanno dimostrato di sapere che la coperta è corta. Tutti vorrebbero la botte piena e la moglie ubriaca ma in questo momento più di un bicchiere di vino non si può avere”. Sul tavolo del dibattito restano sempre i due provvedimenti sul lavoro: l’abolizione del tetto delle cinquemila per i lavori usuranti e la possibilità di prorogare il contratto a termine, dopo i tre anni, per una sola volta.
(Clb/Cam)