Roma, 14 ott – Ne rimarrà solo uno. Il motto degli highlander protagonisti dell’omonimo film con Christopher Lambert ben riassume il senso della sfida del 17 novembre tra l’Italia di Roberto Donadoni ed una sorprendente nazionale scozzese che all’Hampden Park è solita mettere molta della grinta dei guerrieri delle highland. Certo, il match potrebbe non essere all’ultimo sangue se mercoledì sera la Georgia ci rendesse tutto più semplice facendo lo sgambetto agli scozzesi. Ma, va detto, la nazionale caucasica visti ieri sera a Genova non sembra capace di proporre molto di più dell’onesto catenaccio con cui per quasi un tempo ha tenuto a bada gli azzurri. La speranza, tuttavia, è l’ultima a morire e Donadoni lo sa bene: “A Glasgow sarà una gran partita – ha detto il ct subito dopo la partita del Marassi – ma intanto speriamo che i nostri avversari di questa sera rendano difficile la vita alla Scozia, mercoledì a Tbilisi”. Un pari in Georgia-Scozia, infatti, toglierebbe all’Italia l’obbligo di dover vincere a tutti i costi contro l’ostica formazione d’oltremanica. Dopo aver espresso i desiderio di rito, tuttavia, l’ex tecnico del Livorno ha dovuto cedere al realismo: “I georgiani – ha detto – non hanno grande peso offensivo e una volta in svantaggio fanno fatica”. Va anche detto che se si è campioni del mondo si deve poter andare in Scozia con l’obbiettivo di imporre gioco e fare risultato. E allora sotto con i preparativi. Proprio a questo servirà il test amichevole di mercoledì a Siena contro il Sudafrica. Nelle convocazioni il ct non ha lesinato sorprese, chiamando gli esordienti Nocerino (Juventus) Rosina (Torino) Dossena (Udinese) e Paolo Cannavaro (Napoli). Giovani di belle speranze che di sicuro faranno il futuro della maglia azzurra, anche se per la sfida di Glasgow, molto probabilmente, Donadoni farà più che altro affidamento sui rientrati Cannavaro, Camoranesi, Perrotta, Zambrotta e Materazzi (con gli ultimi due non ancora certi di recuperare per novembre). Da valutare, poi, alcuni campioni con un piede dentro ed uno fuori dalla nazionale come Inzaghi, Del Piero, Gilardino (convocato per l’amichevole senese) e, perché no, Cassano. Sia come sia, il ct è consapevole di dover scegliere con attenzione: la partita con la Scozia è forse la sfida più importante da lui finora affrontata sulla panchina degli azzurri. La qualificazione ad Euro 2008 è l’obbiettivo minimo che la Federazione chiede a Donadoni ed egli stesso sembra esserne cosciente quando afferma che a Glasgow “ci giochiamo un anno di lavoro”. Anche per questo il tecnico sta già studiando gli avversari: “La Scozia l’ho vista all’andata contro la Georgia, non meritava di vincere ma risolse alla fine con un tiro da lontano. E’ una squadra che si trasforma in casa, ha entusiasmo ma anche organizzazione di gioco e capacità di ripartire: l’Ucraina l’ha messa in difficoltà imponendo il gioco. Quanto a noi, non dovremo snaturare il nostro gioco, ma imporlo. Siamo superiori tecnicamente ma a Glasgow servirà una grande Italia. Anche nello spirito”. Lo stesso pensiero attraversa la mente dei giocatori azzurri, desiderosi di fare più e meglio rispetto a quanto espresso a Genova: “In Scozia sarà un’altra partita, dovrà essere una grande partita”, ha ad esempio affermato Fabio Grosso, mentre Christian Panucci è stato ancor più perentorio: “In Scozia – ha detto – non possiamo fare altro che vincere”. A 34 anni, il difensore romanista sembra ancora aver energia da vendere. Che voglia per caso, come da tradizione cinematografica, sconfiggere gli highlander per diventare immortale?