Napoli, 21 ott – E’ stata una visita a dir poco emozionante quella che il Pontefice ha compiuto oggi a Napoli. Ad accoglierlo all’arrivo, oltre ai ventimila fedeli presenti in piazza del Plebiscito che hanno sfidato il cattivo tempo e la pioggia battente, il presidente del Consiglio Romano Prodi, il Ministro della Giustizia Clemente Mastella e numerosi capi spirituali della diverse religioni, riuniti nella città partenopea per l’incontro per la pace promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla Diocesi di Napoli. Emozionante perché, come ha ricordato Ratzinger, diciotto anni fa, esattamente il 21 ottobre, ci fu la prima visita di Papa Woytyla a Napoli. “Cari fratelli e sorelle, l’amato Papa Giovanni Paolo II visitò per la prima volta Napoli nel 1979: era come oggi, domenica 21 ottobre: una visita che promosse la rinascita della speranza”. Prima dell’inizio della celebrazione della Santa Messa, dal palco allestito nella piazza il Cardinale Crescenzio Sepe, nel discorso di benvenuto rivolto al Pontefice non ha risparmiato i temi caldi che affliggono la città. “ Il fenomeno della violenza ha trovato anche a Napoli terreno un fertile” ha detto il Cardinale. “La chiesa non si stanca di affermare che la violenza è sempre un’offesa a Dio e un intollerabile sopruso nei confronti dell’altro. La condanna di tutto ciò che è contro l’uomo è senza appello e trova la nostra Chiesa schierata compatta, in difesa non solo del bene comune, ma in una dimensione più alta nella promozione del valore supremo dell’amore”. “Napoli vuole guardare avanti, credere in se stessa, nei propri giovani, nelle proprie importanti risorse. La nostra è una città che tra i tanti doni ha quello di saper ascoltare e riconoscere chi sa esserle vicino e sa amarla. La chiesa è già mobilitata in questo cammino di rinascita” ha concluso Sepe. Benedetto XVI, durante l’omelia, accoglie le parole del Cardinale e ammette che vivere nelle città del sud è abbastanza difficile oggi. “Per molti non è semplice vivere – ha detto il Papa- sono molte le situazioni di povertà, di carenza di alloggio, di disoccupazione, di mancanza di prospettive future”. E’ su questo terreno che si innesta il “triste fenomeno della violenza”. “Non si tratta, infatti – spiega il Papa – solo del deprecabile numero dei delitti della camorra, ma anche del fatto che la violenza tende purtroppo a farsi mentalità diffusa, insinuandosi nelle pieghe del vivere sociale, nei quartieri storici del centro e nelle periferie nuove e anonime, col rischio di attrarre specialmente la gioventù, che cresce in ambienti dove prospera l’illegalità, il sommerso e la cultura dell’arrangiarsi”. Per risolvere il grande disagio sociale che caratterizza molti ambienti urbani bisogna mettere a punto una “seria strategia di prevenzione, che punti sulla scuola, sul lavoro e sull’aiutare i giovani a gestire il tempo libero”. “E’ necessario – ha continuato il Pontefice – un intervento che coinvolga tutti nella lotta contro ogni forma di violenza partendo dalla formazione delle coscienze e trasformando le mentalità”. “L’amore e la fede possono vincere la violenza. Di fronte a realtà difficili, come è la vostra occorre rafforzare la speranza, che si fonda sulla fede e si esprime in una preghiera instancabile. E’ la preghiera che tiene accesa la fiaccola della fede”. Ratzinger cita il Vangelo per incitare tutti fedeli a reagire attraverso la fede alla difficile realtà quotidiana: “Come potreste pensare che il vostro Padre celeste, buono e fedele, il quale desidera solo il bene dei suoi figli, non vi faccia a suo tempo giustizia? La fede ci assicura che Dio ascolta la nostra preghiera e ci esaudisce al momento opportuno, anche se l’esperienza quotidiana sembra smentire questa certezza”. In effetti, ha continuato il Papa “davanti a certi fatti di cronaca, o a tanti quotidiani disagi della vita di cui i giornali non parlano neppure, sale spontaneamente al cuore la supplica dell’antico profeta: ‘Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: violenza, e non soccorri?’” L’unica risposta possibile è la preghiera cristiana che “non è espressione di fatalismo o di inerzia anzi è l’opposto dell’evasione dalla realtà: è forza di speranza, massima espressione della fede nella potenza di Dio che è Amore e non ci abbandona” ha concluso Benedetto XVI, che ha anche chiesto un “forte impegno dei cattolici in politica e nel campo sociale”. La celebrazione di oggi ha aperto il meeting interreligioso “Per un mondo senza violenza” organizzato a Napoli dalla Comunità di Sant’Egidio a cui partecipano 42 capi delle diverse religioni di tutto il mondo. In apertura il Papa ha richiamato tutti affinché mai vengano commesse e giustificate violenze in nome di Dio: “le religioni non devono diventare strumento di odio”. Subito dopo, nella splendida cornice di Capodimonte, si è svolto il pranzo ufficiale a cui hanno preso parte tutti i religiosi e le personalità politiche presenti alla manifestazione. Il presidente della regione Campania Antonio Bassolino, presente alla celebrazione, ha parlato di “parole piene di speranze senza nascondere i problemi e le sofferenze della città” quelle rivolte oggi dal Papa ai fedeli napoletani. “Ho apprezzato molto l’invito alle grandi risorse del territorio e mobilitarsi. Da laico ho trovato molto belle anche le parole sulla preghiera come forma di lotta verso al violenza e la discriminazione” ha affermato Bassolino.