Torino, 26 ott – Far crescere i redditi e puntare sulla produttività. E’ questa la ricetta per il Paese proposta oggi dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nel suo discorso alla 40esima riunione scientifica annuale all’Università degli studi di Torino. “Occorre che il reddito torni a crescere in modo stabile”, ha detto il numero uno di Palazzo Koch, sottolineando come i livelli retributivi italiani siano “più bassi che negli altri principali paesi dell’Unione europea. Le differenze salariali rispetto agli altri paesi sono appena più contenute per i giovani, si ampliano per le classi centrali di età e tendono ad annullarsi per i lavoratori più anziani. Il differenziale è minore nelle occupazioni manuali e meno qualificate”. Quanto alla produttività, Draghi ha messo in evidenza come essa sia la “variabile chiave” che è necessario “riportare su un sentiero rapidamente ascendente” per risolvere “il problema di offerta dell’economia italiana, consentire aumenti retributivi, rafforzare la domanda interna”. La politica economica, ha continuato Draghi, “può aiutare il rilancio della produttività e della crescita” e la diagnosi dei mali porta “in primo piano l’esigenza di misure volte a riformare le regole dell’economia e della spesa pubblica”. “Una ripresa della crescita del consumo – ha insistito il governatore di Bankitalia – è fondamentale per il benessere generale, per la crescita del prodotto, per la stessa stabilità finanziaria. Destinatari e protagonisti di questo processo sono in particolare i giovani”. E proprio sui giovani, Draghi ha esortato il mondo politico ad aiutare chi si immette nel mondo del lavoro a “scoprire nella flessibilità la creatività, nell’incertezza l’imprenditorialità”. A causa del reddito basso e della “discontinuità della vita lavorativa”, infatti, i giovani sono oggi propensi a contenere la loro naturale propensione al consumo. Il governatore ha poi indagato, dati alla mano, alcune caratteristiche ataviche della società italiana che non permetterebbero di investire adeguatamente sulle fasce più giovani: “Nel confronto europeo l’Italia è il paese con la quota più alta di giovani che convivono con i genitori e con la quota più bassa di nuclei familiari con capofamiglia al di sotto dei 30 anni. Negli ultimi dieci anni la quota di giovani tra i 25 e i 35 anni che vive ancora nella famiglia d’origine è cresciuta di circa cinque punti percentuali e la quota è più elevata per i maschi che per le femmine. I tassi di fecondità sono tra i più bassi in Europa”. Dopo aver messo in luce la condizione dei giovani italiani, il numero uno di via Nazionale ha passato in esame l’andamento demografico del Paese mettendo in evidenza come “il progressivo invecchiamento della popolazione contribuirà a frenare la dinamica della spesa privata nei prossimi anni” ed auspicando “una coraggiosa riforma del sistema di istruzione” e “un innalzamento dell’età effettiva di pensionamento” che può ricostruire “l’equilibrio fra attesa di vita, attività lavorativa e modelli di consumo”.
(Asc)