Perugia, 7 nov – Mentre John Kercher, il padre di Meredith, la ventiduenne inglese trucidata venerdì a Perugia, è andato stamattina a portare una rosa rossa sui gradini del duomo del capoluogo umbro, lasciando anche un biglietto con scritto “Love you forever, Meredith. All my love, Dad” (“ti amerò per sempre Meredith con tutto il mio amore. Papà”), i tre imputati per l’omicidio si trovano ancora nel carcere di Capanne in isolamento, dove hanno trascorso la loro prima notte. Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Diya Lumumba, ha detto il direttore del penitenziario, “sono apparsi psicologicamente molto provati e la ragazza particolarmente confusa, ma in questa situazione è un fatto logico e normale”. Il coinvolgimento dei tre nell’uccisione dell’inglese è apparso lampante non appena Amanda, la ragazza americana amica di Meredith, è crollata di fronte alle pressioni degli inquirenti che le facevano notare le incongruenze del suo racconto. Su ciò che è accaduto nella villetta di via Sant’Antonio la notte tra il primo e il due novembre, tuttavia, occorre ancora fare chiarezza da molti punti di vista. Non si sa, intanto, quale sia stata l’arma del delitto. Si è parlato di uno strumento con lama e punta, ma nessun oggetto è stato ancora identificato con chiarezza. Si sospetta, inoltre, che Amanda abbia aggravato le responsabilità di Patrick Lumumba per ritagliare a se stessa e al suo ragazzo un ruolo marginale. Il ragazzo congolese e Meredith, secondo il racconto dell’americana, si sarebbero appartati nella stanza della ragazza e lì sarebbe scoppiata una lite in cui Patrick, forse perché respinto, avrebbe consumato da solo l’omicidio. (SEGUE)