Perugia, 7 nov – Questa, tuttavia, è già la seconda versione fornita dalla Knox. La prima, che vedeva la ragazza totalmente estranea ai fatti poiché trasferitasi per la notte a casa del fidanzato Raffaele Sollecito, è stata smentita dallo stesso ragazzo. Lo studente pugliese ha negato di aver partecipato al delitto, ma ha anche smentito l’alibi di Amanda. Un “caos dichiarativo”, per usare l’espressione impiegata in questi giorni dagli inquirenti. La posizione più grave, comunque, sembrerebbe quella di Patrick Diya Lumumba, il congolese di 37 anni, arrivato in Italia nel 1988 come studente, ora musicista e gestore di un locale nel centro storico di Perugia. Nipote, o sedicente tale, dell’eroe nazionale del suo paese, protagonista della liberazione del Congo dal dominio belga, l’uomo aveva da poco acquistato una casa in città dove viveva con la moglie e il figlio piccolo. Lumumba è accusato da Amanda di aver compiuto materialmente l’omicidio. Nessuna testimonianza, invece, avvalorerebbe la tesi circolata sui giornali e nei corridoi della procura, secondo cui Meredith sarebbe stata uccisa per non aver voluto partecipare ad un gioco sessuale con i tre fermati. Gli inquirenti, per il momento, invocano prudenza. Il questore di Perugia Arturo De Felice ha parlato di “condivisione di responsabilità” senza aggiungere altri elementi. Sul caso, intanto, si sono esposte le istituzioni locali. “Resta in questa tragedia – ha detto il sindaco di Perugia Renato Locchi – il lutto per la fine di questa ragazza e la vicinanza alla sua famiglia, ma un ancora più forte legame con la comunità studentesca e giovanile di cui Meredith è stata parte, purtroppo per soli pochi mesi, e che ha vissuto questi giorni con particolare angoscia”. Il presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, ha invece ringraziato il questore e le forze dell’ordine per aver risolto il caso “con rapidità e professionalità”. La famiglia della ragazza ha intanto lasciato Perugia, per far ritorno in Inghilterra.
(Asc)