Roma, 9 nov – Clemente Mastella tenta lo strappo ma poi ci ripensa e rientra nel solco della maggioranza. E’ successo questa mattina a Palazzo Madama dove l’assemblea si accingeva a votare l’articolo 8-bis (poi approvato con 160 voti contro 155) meglio noto come “taglia-ministri”, che stabilisce – fin dalla prossima legislatura – che il numero massimo dei ministri sia 12 e, in totale, i componenti del governo non potranno essere più di 60. Il ministro della Giustizia chiede la parola e afferma che lui non ci sta e voterà contro. Che è anticostituzionale discutere questa norma nell’ambito di una legge finanziaria e che si tratta di “una questione politica che un governo (e non il Parlamento) affronta rispetto al proprio elettorato e all’opinione pubblica”. Il primo a rispondere al Guardasigilli è il senatore Cesare Salvi, leader della Sinistra democratica che fa notare quando quella sede, l’aula parlamentare, sia propria. “Non credo – aggiunge – sarebbe giusto che ci presentassimo al Paese ristrutturando le comunità montane, piuttosto che l’assetto di governo di Province e Comuni (rispetto ai quali ricordo che si prevede la riduzione del numero degli assessori), mentre, partendo dai rami alti, tutto rimane così com’è”. Intanto l’opposizione si frega le mani vedendo avvicinarsi sempre più l’occasione per mettere in difficoltà la maggioranza. Nania di An fa notare che l’intervento “di un ministro di questo governo, il quale ha espresso il proprio punto di vista, è molto importante” in quanto afferma “in maniera chiara ed evidente che il problema è politico ed è perlomeno incongruo e meramente demagogico affrontarlo nella finanziaria”. (SEGUE)