Roma, 13 nov – Per Gavino Angius, “il dissenso sulla proposta di Veltroni è totale”. Anche in questo caso, a farla da padrone, è il timore di rimanere fuori dal Parlamento. Il vicepresidente del Senato vede nel “veltronellum” una soglia di sbarramento occulta, attestata addirittura intorno al 9-10%. “Gli interessi del Pd – tuona Angius – non coincidono con quelli dell’Italia, pensare ad una legge elettorale fatta non nell’effettivo interesse del paese garantendone la governabilità attraverso la stabilità degli esecutivi, ma di un solo partito di una coalizione è veramente inaccettabile”. Altro fronte aperto, dentro l’Unione, quello dei supporter più accaniti del maggioritario. Emblematico il commento di Willer Bordon, del gruppo misto al Senato: “Sono pronto a far saltare il tavolo. Con la sua proposta è diventato il principale alleato del cavaliere. E’ quasi incredibile pensare che Walter Veltroni butti nel dibattito il ritorno al proporzionale in un momento in cui si contano i voti con il pallottoliere”. E se gli “ulivisti” più convinti, come Franco Monaco, vedono nel sistema messo a punto da Salvatore Vassallo e Stefano Ceccanti un “modo per far diventare il Pd quello che fu la Dc di De Mita”, allo stesso tempo rimane aperto il problema delle alleanze. Vanno dichiarate prima del voto? E agli elettori verrà data la possibilità di votare per un candidato premier e un programma? Ieri il numero due di Veltroni, Dario Franceschini rispondeva criptico: “Occorre dichiarare le alleanze prima ma esse devono essere una scelta politica e non una costrizione”.
(Clg/Caf)