Roma, 14 nov – Doveva essere il giorno del varo della legge finanziaria, invece, l’aula del Senato è rimasta bloccata per ben otto ore e di voto per oggi ormai non se ne parla più. Proteste dell’opposizione per far slittare il voto, mediazione del presidente del Senato Franco Marini, polemiche, regole e regolamenti sono stati i protagonisti dell’aula per oltre metà della giornata. Solo nel pomeriggio la Finanziaria ha ripreso il suo percorso a Palazzo Madama. La maggioranza è compatta e vuole arrivare al voto finale senza prendere neanche in considerazione, almeno per il momento, la possibilità di ricorrere alla fiducia. E se ieri la “nottata” l’ha fatta la maggioranza per i correttivi all’emendamento all’articolo 91 che non trovava l’appoggio dell’Udeur, Mastella è convinto che questa volta tocchi agli “avversari”: “Si pensa – afferma – di usare la notte di qualcuno per fargli cambiare idea”. Ma questa non sembra un’ipotesi che spaventa la maggioranza visto che è stata accettata di buon grado anche la richiesta della Cdl di spostare in avanti il voto finale che dovrebbe esserci tra domani e venerdì mattina. In aula, oggi, voci alte e battibecchi, niente di più. “Ammuina” la definisce il presidente del senatori di Rifondazione comunista, Giovanni Russo Spena. L’ “ammuina” continua in serata, quando ripresa la votazione, i cosiddetti “pianisti” cominciano ad accusarsi l’uno con l’altro. Fin qui il colore, perché di questo è stata alimentata la giornata politica di oggi. Concretamente è successo che l’aula ha accantonato l’articolo della discordia, quello sugli stipendi dei manager, ed ha proseguito con l’approvazione degli altri articoli. (SEGUE)