Roma, 7 dic – “Esattamente un secolo fa, il 6 dicembre 1907, nella miniera di Monongah, una cittadina americana del West Virginia, si verificò la più grande e dimenticata tragedia sul lavoro dell’emigrazione italiana. Nelle gallerie sature di grisou, una scintilla provocò una serie di terribili esplosioni che causarono la morte “ufficiale” di 362 minatori, di cui 171 italiani. Ma in realtà le vittime furono molte di più: 936 i morti accertati, di cui almeno cinquecento italiani. Di molti non si conosce il nome, perché lavoravano senza documenti e senza venire registrati. Si sa solo che molti erano bambini, perché ogni minatore era solito portare con sé due o tre aiutanti con cui dividere il lavoro e l’umile paga. Spesso erano i figli o i nipoti dei minatori ufficiali”. Eugenio Marino, componente del Coordinamento del PD per gli italiani nel mondo, all’indomani delle celebrazioni del centenario della tragedia mineraria di Monongah, ricorda sul proprio blog http://eugeniomarino.blogspot.com/l’avvenimento e il suo significato storico. “Questa tragedia dimenticata, a distanza di un secolo – scrive- ha riscoperto su un piano storico, sociale ed etico una la forza evocativa che meritava, tale da indurre a un più giusto ed equilibrato rispetto della verità chi oggi ne parla o se ne occupa a vario titolo.
Una prima verità che oggi si è fatta strada è quella che vede il numero delle vittime molto più alto rispetto a quello dei dati ufficiali e, in questo, molto più alto è naturalmente il numero delle vittime italiane. Una verità che rimanda immediatamente ad analizzare le condizioni di sfruttamento, di clandestinità e irregolarità in cui i lavoratori immigrati erano inseriti in quel contesto.
La proiezione di questa tragedia sul piano sociale è stata dimenticata quasi per un secolo e va al di là delle circostanze storiche in cui la tragedia si consumò.
Essa non bastò a rendere inammissibili le condizioni di sfruttamento, precarietà e rischio in cui i minatori erano costretti a vivere e a prestare il proprio lavoro, come non stimolò nessuna particolare spinta all’affermazione di una legislazione tendente al riconoscimento dei diritti e alla sicurezza sul lavoro. Almeno in Italia dovranno passare ancora molti decenni. Nella lotta per la sicurezza, molte forze, non solo padronali, si opposero e frenarono, a danno di migliaia di lavoratori”. (SEGUE)