Roma, 7 dic – ”Da tempo ormai – prosegue Marino sul suo blog – nonostante il lungo e positivo percorso di integrazione nel quale si sono incamminati gli immigrati negli Stati Uniti e in Europa, i problemi dell’occupazione, della sicurezza del e sul lavoro e del riconoscimento di una piena cittadinanza, si sono ripresentati con una veste nuova, ma con la medesima forza di un tempo, sia per il macigno delle crisi economiche sempre dietro l’angolo, che per il riproporsi di nuovi e intensi flussi di immigrazione. Ma anche per il crescere di nuovi atteggiamenti xenofobi e razzisti, ispirati da chi poi li utilizza biecamente per ragioni di mero consenso politico. La realizzazione, almeno da questa parte dell’Atlantico, di un’Europa sociale rappresenta, oggi, un traguardo attualissimo e necessario a cui tendere. Ma questo traguardo non è fatto solo di commemorazioni e affermazioni retoriche (che si parli di Monongah o di Marcinelle) – ammonisce il componente del Coordinamento del PD per gli italiani nel mondo – Comporta una ferma volontà politica riformatrice e solidaristica al medesimo tempo, insieme alla coerenza delle risposte legislative prodotte sia a livello di Unione europea che di governi nazionali.
Monongah deve essere, inoltre, un patrimonio etico vivo e stimolante. Insieme ai lavoratori italiani morti nell’esplosione ce n’erano centinaia di altri provenienti da diversi paesi e continenti, tutti a condividere lo stesso destino. E non è questo ciò a cui oggi assistiamo in Europa, divenuta porto delle speranza e dei sogni di milioni di disperati che vi approdano dalle zone povere e in guerra di tutto il mondo?Rievocare i morti di Monongah in chiave di sola italianità, dunque, senza saper assicurare pari diritti e dignità a chi, come loro, si è visto costretto ad abbandonare il proprio Paese e la propria famiglia per cercare una speranza e un futuro in realtà diverse, significherebbe eliminare il peso e il valore storico e umano del sacrificio di quei lavoratori e scivolare in uno dannoso gioco di appartenenze, da cui si alimenterebbe il seme delle tensioni e delle divisioni tra i più deboli. Dignità e libertà non sono scindibili e fin quando agli immigrati, solo perché tali, saranno negati diritti e possibilità di sviluppo, verrà meno e sarà offesa la loro dignità: sia di quelli che “non ce l’hanno fatta” che di “quelli che l’hanno fatta”.
(Sis)