Roma, 28 dic – Può un house organ diventare un
esempio perfetto di equilibrio tra comunicazione istituzionale e letteratura, tra
approfondimento e riserva di grandi contributi editoriali? “Viva Verdi”, il
bimestrale riservato agli associati della Siae, è riuscito in questo difficile
intento, grazie a una trasformazione avviata nel dicembre del 2004 con lo scopo
ambizioso di trasformare quello che prima era un semplice “bollettino” in una rivista
che, oltre a una veste grafica di grande impatto, garantisce a chi la legge
completezza di informazioni “di servizio”, spessore dei temi trattati e, non
ultimo, una serie di testimonianze inedite di chi opera all’interno del
vastissimo campo artistico italiano. Il 2007 è stato un anno importante per
“Viva Verdi”, che ha ultimato quella metamorfosi in grado di raccogliere
consensi, oltre che dagli associati Siae, anche dalle tante persone che hanno
occasionalmente avuto modo di leggere il giornale. “Questo cambio cominciò sia per
motivi di immagine – spiega il capo redattore Flaviano De Luca – che di
comunicazione: abbiamo cercato di fare sia un lavoro di rinnovamento grafico
che contenutistico, senza mai tralasciare le comunicazioni riguardanti le ripartizioni
e le notizie per gli associati”. Su una società in così crescente ascesa come
approfondire sono tanti, soprattutto al termine dei dodici mesi che hanno
confermato il boom degli spettacoli dal vivo nel nostro paese. La diffusione è limitata,
ma non troppo, se si calcola che il bimestrale supera le 90 mila copie. Accanto
all’aspetto più “popolare”, poi c’è la necessità di fare luce sull’attuale
momento del diritto d’autore, che sta vivendo una fase critica con l’avvento
delle nuove tecnologie. “Stiamo tentando di riflettere sulla fase di passaggio di
questa materia, sulla sua trasformazione – afferma il direttore di “Viva
Verdi”, Sapo Matteucci – Sul nuovo numero, c’è un’inchiesta-dossier in cui si
chiedono i pareri sul peer to peer e sul filesharing, anche alla luce di quanto
hanno fatto i Radiohead, decidendo di distribuire il proprio disco solo tramite
il web, oppure Madonna, che è passata da una tradizionale etichetta discografica
a una company entertainment. Lo abbiamo fatto con una serie di interviste ad associazioni
come Fimi, Afi, Audiocoop, Assoartisti chiedendo loro di farci capire qual è il
loro punto di vista sulle future trasformazioni e cercando di chiarire le
diverse posizioni”. Secondo Matteucci, una delle caratteristiche principali del
bimestrale è chiaramente legata all’identità dell’azienda: “Vogliamo far uscire
gli autori come il vero volto della società, una società in crescita fatta proprio
da loro: è vero che siamo i loro avvocati e i loro amministratori, ma esistiamo
grazie a loro. Per questo cerchiamo sempre di aprire dibattiti dalle nostre
pagine, per dare alla Siae la possibilità di far capire all’esterno che la
società vive con gli autori”. Poi c’è un obiettivo apparentemente minore ma in
realtà anch’esso ambizioso: eliminare il burocratese da tutte le comunicazioni
più tecniche. “Cerchiamo di rendere questa materia in maniera attraente, rendendo
concreta una cosa astratta, oltre a far capire ai nostri autori che
sia abbastanza complesso il percorso, ad esempio, che fa una canzone dal
momento in cui viene eseguita al momento in cui viene retribuita.”. “Nel futuro
– prosegue Matteucci – l’idea è di adottare sempre di più la presa diretta, lasciare
spazio all’intervento degli autori”. Il comitato editoriale di “Viva Verdi”,
d’altronde, è un vero e proprio parterre de roi: “Sono persone che
rappresentano la vita artistica italiana degli ultimi trenta o quaranta anni.
Da Minà a Linda Brunetta, da Oscar Prudente a Mimmo Rafele: loro portano delle
istanze, delle proposte. E il più delle volte si rivelano di grande fascino”.
(Mcl)