Roma, 4 mar – “La dialettica realtà-non realtà – ha proseguito – è connaturata al genere umano, gli appartiene dal momento in cui il primo cavernicolo ha compiuto l’atto metaforico di disegnare un bisonte in una caverna: è importante sganciare la zavorra della realtà a cui siamo abituati, togliersi le ingessature di dosso per dare libero sfogo all’immaginazione, senza vincolarsi con regole né eccedere con anarchia e volgarità”. Un viaggio, quello di Isaia Carter, che ha portato i due autori a sganciarsi dall’esperienza della propria corporeità, e a partire in un percorso verso se stessi: “Alcune condizioni esistenziali che i contraddistinguono – ha spiegato Gianluca Nicoletti, intervenuto nel corso della presentazione – quali l’età, l’aspetto fisico, il carattere, non ci permettono di essere esattamente come vorremmo: spogliarsi del nostro corpo e viaggiare essendo altri da quello che siamo abituati ad essere ci permette di esprimere lati repressi della nostra personalità, di liberarci attraverso una proiezione di noi che acquista un’autonomia che ci assomiglia: attraverso l’avatar siamo in possesso di una nuova protesi antropomorfa che ci permette di vivere nel mondo della metafora, sperimentando sensazioni impalpabili ma affascinanti, come sbattere le palpebre grazie ad un codice informatico”. “‘Vita di Isaia Carter, avatar’ – ha scandito Nicoletti – è un libro scritto con il corpo metaforico di un avatar, con il suo viaggio, ancor prima di arrivare su carta”.
(Cat)