Firenze, 31 mar – La tendenza del linguaggio politico italiano – almeno nel 2006 – secondo la Crusca è comunque quella alla spettacolarizzazione – frequente il ricorso allo scambio di insulti e alle semplificazioni: sembra tramontata l’epoca della politica fatta di parole, di eloquenza, di belle orazioni, e iniziata una stagione linguistica in cui l’attenzione si è spostata sull’efficacia dell’espressione, sull’aspetto comunicativo, sulla capacità di cogliere l’attenzione dell’elettore. Una parola, si potrebbe dire, legata al gesto, alla capacità di lasciare traccia nella memoria collettiva, piuttosto che, come in passato, alla suggestione intellettuale, all’evocazione di sfumature legate al mondo, meno pragmatico, della semantica. La Crusca rivela che ad introdurre una tale semplificazione ed inasprimento nel panorama linguistico della politica ha contribuito la legge della par condicio, che, con la sua imposizione di limiti alla visibilità dei partiti e dei loro esponenti sui mezzi comunicativi, ha determinato il ricorso a modalità espressive d’effetto: manifesti elettorali, pubblicità comparative, fino all’elaborazione di mezzi ancora più originali. Basti pensare ai cortometraggi dei Ds sulla famiglia Spera e all’album di figurine realizzato da Altan per Prodi.
(Cat)