Roma, 17 apr – E già, perchè il sistema attuale basato sull’invio dei plichi ai residenti italiani all’estero e il loro successivo ritorno al Consolato lascia la scheda sostanzialmente incustodita nell’intervallo tra le due fasi: impossibile stabilire chi effettivamente mette la croce sulla scheda prima di rispedirla al mittente. Da qui ad accuse e tentativi di brogli, il passo è breve. All’inchiesta aperta a Reggio Calabria e relativa a presunti coinvolgimenti perfino della ‘ndrangheta per ‘taroccare’ 50mila voti in America Latina ha fatto seguito l’apertura di un fascicolo da parte della Procura di Roma, meno dettagliato, basato sulle segnalazioni di scrutatori e presidenti di seggio di schede ‘sospette’ provenienti dalla Svizzera. E mentre il senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri ha presentato querela contro ignoti “affinché vengano accertate tutte le responsabilità della fuga di notizie” sull’indagine della procura di Reggio Calabria dopo essere stato tirato in ballo da alcune testate, il nuovo ‘scandalo’ riguarda i candidati svizzeri dell’Udc Bulla, Poggia (il quale anche ha prontamente smentito ogni coinvolgimento), ma anche Cascioli (secondo una nota di Italia dei Valori) e Caselli del Pdl in Sud America (per il quale “in un seggio sono state contabilizzate 960 schede tutte apparentemente con la stessa grafia, e solo 26 per Pallaro” come detto da Fancelli al Messaggero).
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