Roma, 5 giu – “Hanno aiutato i romani a fuggire da Attila e a sostenere una città scintillante per più di 1500 anni. Ma i pali di legno che fuoriescono dal Canal Grande sono così malmessi che, se ci si aggrappa a loro, non è affatto chiaro se siano abbastanza robusti da risparmiarci un tuffo nell’acqua scura”. Si apre così un reportage di David Kocieniewski, giornalista dell’International Herald Tribune nel quale va alla scoperta dei canali veneziani su una canoa gonfiabile. “Era l’ora di punta a Venezia – si legge – e l’usuale ondeggiare delle correnti si agitava con le scie dei taxi acquatici, dei traghetti e delle barche da trasporto. Ogni ondata sbatteva contro la canoa che utilizzavamo per attraversare la via d’acqua più famosa d’ Italia. I pali erano il modo migliore per evitare di cadere in acqua”. “E’ incontestabile – si aggiunge – che solcare i canali offre una via d’ eccezione per apprezzare le mitiche acque veneziane. Su un piano puramente pratico, il modo migliore per perdersi tra le vie di Venezia, con i suoi vicoli tortuosi e le sue migliaia di calle, è quello di andare a piedi piuttosto che aggirarsi tra i suoi 200 canali. Ma l’acqua offre un accesso privilegiato ad alcuni quartieri più nascosti, come il ghetto ebraico a Cannaregio”. “Per un viaggiatore che ricerchi un senso dello spazio – scrive ancora Kocieniewski – poco è paragonabile con la sensazione di solcare le stesse acque attraversate dai principi del Rinascimento, sfiorate da palazzi del 17.mo secolo con i molluschi accarezzati dall’acqua, mentre passa una sfilata di gondole e i gondolieri urlano oye!”.
(Cat)