Bruxelles, 6 ago – “Non fredde norme ma principi di un codice etico che riguarda tutti gli individui e a cui tutti gli Stati devono rispondere per dirsi parte integrante della civile comunità umana. Stiamo parlando dei diritti e delle libertà sancite dai trenta articoli della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che la Carta europea dei diritti fondamentali fa propri, introducendo il principio dell’indivisibilità dei diritti, ivi compresi quelli sociali che il “trattato” europeo di Lisbona, appena ratificato dal Parlamento italiano, mantiene, ed anzi amplifica, rendendoli giuridicamente rilevanti per i propri Stati Membri. A sottolinearlo il Segretario Generale del Cgie Elio Carozza in occasione della ricorrenza della tragedia mineraria di Marcinelle. “Letta in questo contesto quella tragedia, come altre, che videro perire sul lavoro i nostri emigranti all’estero, rappresentano un imperativo al rispetto dei diritti fondamentali” afferma Carozza, che stigmatizza come la tragedia di Marcinelle, simbolo del sacrificio dell’emigrazione italiana, non debba essere solo un’occasione commemorativa ma un impegno a proseguire nella costruzione di una piena cittadinanza. Quella “tragedia” – afferma il rappresentante del CGIE- contribuì a rafforzare la spinta all’affermazione dei diritti dei lavoratori e alla costruzione di quello stato sociale che ha fatto dell’Europa uno dei luoghi più avanzati nel mondo”. “Rievocare i morti di Marcinelle senza riconoscere pari dignità e diritti a chi come loro,lascia la propria terra e la propria famiglia per cercare lavoro e futuro, significa sminuire il valore umano e storico il loro sacrificio”. “La dignità, come la libertà, è indivisibile e fin quando vi sarà un solo immigrato al quale saranno negati diritti e opportunità di crescita umana e professionale, la dignità di tutti, di quelli che si sono fermati per strada e di quelli che hanno potuto progredire, sarà colpita e offesa. “Diritti di tutti. Non solo appannaggio di gruppi, nazionalità o etnie, cui va il permanente richiamo del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, a mai derogare per non ripetere le discriminazioni e le ingiustizie che dal passato tornano come monito nel nostro presente.
(SEGUE)