Roma, 26 set – “Per quanto riguarda la situazione nel Mediterraneo – ha continuato l’esponente del Pd – sperare che Paesi come la Libia, l’Algeria, la Tunisia, il Marocco, siano in grado, o abbiano la volontà politica, di bloccare il traffico di clandestini provenienti dall’Africa subsahariana, è un’illusione, a dispetto di qualsiasi accordo bilaterale o multilaterale formale. Le uniche alternative di pace sociale in Europa consistono in politiche di apertura, accoglienza, tolleranza, inclusione, integrazione; consistono nel gestire l’immigrazione, anche quella illegale, abbandonando la paura del diverso di pelle, di lingua, di razza, di religione. La soluzione ideale resterebbe ovviamente quella di una regolamentazione legislativa uniforme dell’immigrazione in tutti i Paesi ospitanti aderenti all’OSCE”. “Questo viene spesso reso difficile dalla fortissima spinta costante delle migrazioni cosiddette ‘irregolari’, clandestine. Tuttavia – prosegue il parlamentare nella sua analisi – non si può e non si deve commettere l’errore di giudizio politico, non si deve commettere l’atto di disumanità di considerare, e trattare, tutti i clandestini come una massa informe di criminali e terroristi, come certi partiti politici europei stanno facendo. In realtà, nella quasi totalità i migranti illegali, clandestini, sono autentici profughi, politici economici, diventano in pratica quasi degli apolidi, degli ‘stateless’, e come tali, vanno trattati con tutto il rispetto che ogni essere umano merita, non sono corpi da rigettare in mare o contro cui sparare”. “Sono il cuore sanguinante dell’umanità. Né va dimenticata, d’altro canto, la valenza economica nei Paesi di destinazione dei migranti dal Terzo Mondo – dice ancora il senatore –. Ad esempio, per quanto riguarda il mio Paese, l’Italia, è dimostrabile che senza la presenza e il lavoro d’immigrati, regolari e clandestini, l’agricoltura, l’economia rurale di intere regioni meridionali, quali la Sicilia, la Calabria, la Puglia, la Campania, collasserebbe dall’oggi al domani, ed anche il sistema produttivo nel resto del Paese ne subirebbe un contraccolpo dissestante”. “Concludo esprimendo la speranza e l’auspicio che scompaia in ogni Paese civile il reato di ‘immigrazione clandestina’; che l’etichetta di ‘immigrato clandestino’ non fornisca più ai poteri politici e a tanta opinione pubblica prevenuta l’alibi per strapparsi le vesti, per gridare allo scandalo, per colpire nel mucchio, per condannare e discriminare”, conclude Randazzo.
(Erg)