Roma, 26 set – Nella prima fase del convegno è intervenuto anche il vicepresidente della Camera, Rocco Buttiglione, che ha esortato a “ricordare il nostro passato di migranti, e quanta indifferenza ci fa il fatto di leggere sui giornali ogni di 40-50 migranti morti, prima di innervosirci quando qualche esponente del Vaticano ci invita a una maggiore umanità”. Secondo Buttiglione, la Bossi-Fini “non è così sbagliata, lo diventa con una gestione inadeguata dei flussi migratori. Per questo insisto che bisogna aprire canali di immigrazione legale e creare una conferenza mediterranea per lavorare tutti insieme al problema”. Edoardo Ales, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’università di Cassino, ha ricordato come “le stesse linee guida del trattato di Lisbona trattano l’immigrazione dal punto di vista di coesione sociale, e non solo strutturale” invitando il governo a trattare il problema a un livello più profondo. Laura Garavini, deputata del Pd eletta in Germania, ha portato l’esperienza tedesca in ambito di integrazione, basata sul motto “Promuovere e pretendere”: “In Italia si reagisce con isterismo ai fatti di cronaca, il che porta a razzismo e xenofobia – ha spiegato la Garavini – e l’integrazione è diventata una priorità per tutti i partiti. L’Italia invece pretende ancora di non occuparsene”. Nello specifico dell’esperienza tedesca è sceso anche Giuseppe Scigliano, presidente del Comites di Hannover, illustrando il recente Piano di Integrazione Nazionale in cui è stato coinvolto attivamente anche l’Intercomites, mentre l’economista Silvia Pieretti ha portato la testimonianza del modello d’integrazione britannico, basato su una sorte di “permesso di soggiorno a punti” gli immigrati extra-Ue.
(SEGUE)