Roma, 26 set – Passato da paese di emigrazione a paese di immigrazione nel volgere di pochi decenni, l’Italia è in grado di studiare e mettere in atto adeguate politiche di integrazione, e in che modo? E inoltre, il nostro paese è in grado di seguire le orme di altri paesi come Germania, Svizzera, Gran Bretagna, più avanti per caratteristiche in questo contesto? Erano queste le domande cui il convegno su “Cittadinanza, integrazione e politiche migratorie” organizzato dall’Unione Nazionale delle Associazioni Italiane all’Estero (Unaie), presieduto da Franco Narducci, si prefiggeva di rispondere, attraverso le testimonianze di molti esperti del mondo dell’emigrazione. Un appuntamento “dal quale ricavare utili indicazioni per le istituzioni, specie sulle tematiche del lavoro, un tema così importante e un costante strumento per analizzare e affrontare nella sua complessità e senza pregiudizi il fenomeno dell’immigrazione” come introdotto dallo stesso Narducci: secondo il deputato del Partito democratico eletto in Svizzera, proprio le associazioni hanno il ruolo fondamentale di “permettere il dialogo con le istituzioni e contribuire alla formazione dei valori, fattori necessari per l’integrazione”. Narducci ricorda che “tuttora la mobilità è anche dall’Italia verso, anche se magari in campi scientifici”, e che “l’esperienza di altri paesi attualmente molto più avanti di noi” deve insegnarci qualcosa: i nodi da risolvere, nello specifico, sono essenzialmente “il superamento delle difficoltà scolastiche, dignità abitativa, programmi di formazione personale, rimesse dirette, turismo di ritorno, tutela e rappresentanza”.
(SEGUE)