Roma, 14 nov – “Il problema che abbiamo di fronte, alla luce dei drammatici tagli ai finanziamenti dei corsi di lingua e cultura nel mondo, e lo dico nei termini più semplici, è questo: cosa dobbiamo dire a quel giovanetto che vive in uno sperduto villaggio della Baviera o della Sassonia e che all’interno della famiglia si esprime e dialoga con il dialetto delle sue origini o con lo stentato tedesco dei suoi padri?”. Con questa domanda Gianni Farina, deputato del Partito democratico, ha aperto ieri il proprio intervento alla Camera sui tagli del governo alla scuola e agli istituti di cultura. “Non c’è dubbio che la realtà di oggi richieda ragazzi e uomini che sappiano più lingue, che conoscano più culture – spiega Farina – Per cui, anche se può apparire figlia di una certa utopia, l’espressione, possedere varie culture, varie lingue, essere passati attraverso molteplici esperienze sia pure traumatiche, può diventare un vantaggio per sé, e anche un elemento di progresso per tutta la comunità in cui si vive. L’istruzione, che noi giustamente rivendichiamo come diritto chiedendo il compiuto ripristino dei finanziamenti dello Stato, diventa anche un contributo al progresso generale delle società in cui viviamo, ad una comunicazione più profonda tra gli uomini, a una comprensione da cui nasce lo spirito solidale e convivente”.
(SEGUE)