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EMIGRAZIONE: ACLI AFFRONTA NUOVE SFIDE SCENARIO INTERNAZIONALE

it@withub.it by it@withub.it
27 Novembre 2008
in Protagonisti
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Roma, 27 nov – Cosa vuol dire oggi rispondere ai bisogni sociali, alle domande vecchie e nuove delle nostre comunità all’estero? Cosa vuol dire oggi, in uno scenario internazionale completamente mutato, essere soggetti di una globalizzazione delle merci e dell’economia prima ancora che delle persone? Sono solo alcune delle domande proposte stamani presso la sede nazionale Acli di Roma, nel corso di un seminario di studio intitolato “Lo scenario internazionale e le sfide per le Acli nel mondo”, presieduto da Michele Consiglio, vicepresidente nazionale e responsabile del Dipartimento “Rete Mondiale Aclista”, padre Gianpaolo Salvini, direttore de “La Civiltà Cattolica”, Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli e della Fai, Franco Narducci, vicepresidente Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati. Il cappello introduttivo dell’incontro è stato affidato a Michele Consiglio, secondo il quale “occorre affrontare i cambiamenti del mondo per capirne gli effetti che determinano la vita delle persone, a partire dagli stravolgimenti causati dalla globalizzazione dell’economia fino al profondo mutamento che avvolge la nostra emigrazione all’estero. In questo senso è importante che le Acli – ha affermato Consiglio – si adeguino ai nuovi bisogni dei nostri emigranti, ben differenti, come tipologia, da quelli che furono protagonisti dei grandi flussi del ‘900. Oggi l’emigrante italiano è per lo più un giovane che, in possesso o meno di un titolo di studio qualificato, sente la necessità di espatriare per trovare un lavoro che lo gratifichi e lo tuteli”. Ecco allora che il Dipartimento “Rete mondiale Aclista” si offre come luogo politico e organizzativo attraverso cui le Acli intendono rilanciare la propria vocazione all’internazionalità. Integrazione, partecipazione e valorizzazione sono le tre parole d’ordine del Dipartimento che intende rifletterle in una dimensione come i singoli territori di appartenenza, in Italia e all’estero, agendo alla luce di uno scenario globale/internazionale. Tre sono anche gli obiettivi strategici prefissi dal Dipartimento: rilanciare la vocazione internazionale delle Acli, creando una rete comunicativa tra le realtà nazionali e locali (compresa quella italiana), tramite l’esperienza della Fai e le progettazioni nel merito; valorizzare e qualificare l’esperienza e le pratiche realizzate dal sistema Acli nel suo complesso, a partire dai servizi maggiormente diffusi come il Patronato, l’Enaip e l’Ipsia, realizzando un’integrazione di sistema che esprime il primato associativo; infine, sviluppare un associazionismo di promozione sociale, non soltanto espressioni di italiani e migranti ma di “cittadini del mondo”, tessendo reti per globalizzare la solidarietà e sostenendo progetti di cooperazione. Dopo l’intervento di padre Gianpaolo Salvini che ha proposto ai presenti un’interessante analisi sugli effetti della globalizzazione dell’economa nello scenario internazionale, sottolineandone la mancanza di etica della persona intesa come fonte di relazione con il mondo, ha preso parola Franco Narducci con una relazione dal titolo “Italiani nel Mondo: una realtà in cambiamento”. “Bisogna ringraziare le Acli – ha affermato Narducci – per l’enorme lavoro di assistenza e di servizio fin qui profuso presso i nostri emigrati all’estero, senza il quale non si sarebbe costituito tutto il sistema associazionistico regionale e nazionale che ruota attorno ai nostri connazionali lontani dalla Penisola”. “L’emigrazione di oggi – prosegue l’onorevole – è frutto di una mobilitazione transnazionale che vede protagoniste le giovani generazioni, soprattutto ricercatori, che trovano il giusto impiego all’estero e difficilmente fanno ritorno, perché in Italia risultano poco sostenuti e tutelali a scapito di una fonte d’investimento che va ad arricchire Paesi come Spagna, Germania e Russia che attuano un’imprenditoria dei servizi. La tutela dei nostri connazionali all’estero passa anche attraverso la modifica della legge sulla cittadinanza italiana e alcune disposizioni di legge sull’immigrazione. Occorre che il Governo italiano attui una politica d’integrazione efficiente – continua Narducci – in modo tale che vi sia uno stabile contratto Stato-immigrato, che conduca quest’ultimo al rispetto delle norme e della cultura del nostro Paese. Attraverso un avvenimento importante come la Conferenza internazionale dei Giovani Italiani nel Mondo del 10 dicembre prossimo a Roma – conclude Narducci – avremo il giusto scenario di quanto e di cosa si attendono i giovani dalla terra d’origine dei propri padri e di come le Acli potranno adeguarsi a questi creando un punto di contatto tra il Paese di residenza e l’Italia”. Le conclusioni sono state affidate al presidente Acli Andrea Olivero, il quale ha confermato le priorità sulle quali l’Associazione intende insistere per proseguire il proprio lavoro di assistenza ai lavoratori, sia in Italia che all’estero. In prima istanza le Acli intendono realizzare studi e promuovere riflessioni sul ruolo e la missione da intraprendere nel mondo relativi ai processi di “migrazione”, anche in relazione alle problematiche riguardanti i rapporti con i Paesi di immigrazione verso l’Italia. Il secondo punto riguarda la presenza e l’iniziativa delle Acli in riferimento, soprattutto, ai processi locali di ogni singolo Paese. Costruire percorsi condivisi di progettazione degli interventi nei singoli paesi tra i diversi attori del sistema Acli, così come progettare e rendere coordinato gli interventi locali con il coinvolgimento delle realtà territoriali regionali. Infine, rafforzare il protagonismo politico delle Acli nel rapporto con gli altri attori italiani del mondo dell’emigrazione e nei rapporti con i mondi ecclesiastici e sociali.

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