Genova, 28 nov – La riunione della consulta ligure dell’emigrazione, che si è conclusa ieri, ha fornito anche l’occasione per conoscere alcune delle realtà più attive nel settore. Una di queste è l’Associazione Liguri nel Mondo, presieduta da Felice Migone e composta da centocinquanta iscritti e quarantatre associazioni in giro per il mondo, alcune delle quali preesistenti alla data di fondazione. “Sono diverse le attività in cui siamo impegnati – ha rivelato il presidente – come ad esempio la creazione e la divulgazione della rivista trimestrale Gens Ligustica in Orbe in tutti i cinque continenti. Le varie associazioni collaborano ai contenuti e oltre la metà delle pagine è riservata alle notizie provenienti dalle varie associazioni: un modo alternativo per sentirsi sempre vicini nonostante i chilometri che ci separano. Il fine della nostra associazione è quello di promuovere la cultura ligure e favorire il rapporto con i discendenti liguri nel mondo”. Felice Migone analizza poi le fasi salienti dell’emigrazione ligure. “Possiamo individuare quattro momenti – ha sostenuto – partendo da quella di metà ‘800 e di inizio ‘900, all’insegna dell’avventura, per arrivare alle ultime due, attorno al 1925 e al 1945, spinte soprattutto da cause socio – politiche. Ai tempi delle prime due, il concetto di “italiano” non esisteva ancora ma erano più consolidate le radici con la regione d’origine ed è per questo che molti di quegli emigrati conoscevano bene il dialetto ma a fatica la lingua madre. Anche ora ci sono diverse persone che vanno a cercare fortuna fuori dall’Italia ma non si può più considerare il nostro paese una terra di emigranti: chi va via, infatti, lo fa secondo un’ottica di un mercato globale. Ai giorni d’oggi, i rapporti sono cambiati: lo stato può considerarsi l’Europa, mentre l’Italia ricopre il ruolo che avevano le regioni tempo fa”.
(Clw/Sis)