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CGIE: CAROZZA A CONVEGNO “I GIOVANI, IL FUTURO DELL’ASSOCIAZIONISMO”

it@withub.it by it@withub.it
1 Aprile 2009
in Protagonisti
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Palermo, 1 apr – “Se si può parlare di una storia compiuta dell’emigrazione italiana lo si deve all’associazionismo e al suo esprimere le vicende dei singoli in una corale esperienza di uomini e donne, attraverso il volontariato civile fino ad assumere un’importanza politica, divenendo essa stessa rappresentanza di fatto”. Così il segretario generale del Cgie, Elio Carozza, intervenendo a Palermo al convegno “I giovani, il futuro dell’associazionismo”, promosso dall’Usef. “Oggi, come è stato affermato nel documento approvato dal Cgie sull’associazionismo – ha proseguito Carozza – nel difficile momento storico che stiamo vivendo il ruolo dell’associazionismo assurge a una dimensione di rinnovata responsabilità sociale, che impone il passaggio di testimone nelle mani delle giovani generazioni, aprendo loro gli spazi del confronto e della rappresentanza democratica. Il Cgie si è impegnato concretamente in questo senso negli ultimi due anni, attraverso una spinta innovatrice, insieme con il mondo dell’associazionismo, dei Comites e dei parlamentari eletti dalla Circoscrizione Estero. E se non fosse stato imposto il rinvio delle elezioni dei Comites e il conseguente rinnovo del Cgie, l’impeto di una nuova (perché nuovi i soggetti, i mezzi, le idee) campagna elettorale all’estero sarebbe esplosa e concretizzata. I giovani attenti al mondo della rappresentanza degli interessi degli italiani nel mondo – ha continuato il segretario del Cgie – si sono moltiplicati e cominciano a individuare gli elementi di una più organica presenza italiana all’estero, che nulla ha a che vedere con lo spirito di autoconservazione, troppo spesso definito ‘a tutela dei valori’”. “Quanto al Cgie – ha sottolineato Carozza – ha fatto una scelta di campo netta, chiara, precisa: rappresentare le esigenze di tutti in un’azione di sistema che va al di là dei suoi meri interessi istituzionali in un costante confronto con la rete associativa in Italia e all’estero, in stretta correlazione con i Comites e le strutture sul territorio all’estero, in uno scambio costante di esperienze e di rappresentatività, con gli esponenti delle comunità italiane all’estero in Parlamento. Un’azione di sistema che ha rappresentato in questi mesi lo zoccolo duro dell’emigrazione italiana. E se i risultati del nostro impegno non sono tali quali avremmo sperato, non oso pensare a ciò che sarebbe successo senza”, ha affermato il segretario generale del Cgie. “Vi è un dato di fatto che anche la maggioranza di governo ha riconosciuto: l’essenzialità del Cgie nella rappresentanza istituzionale delle comunità. La sua vocazione pluralista. E fattore determinante: l’intervento del Cgie è stato accolto favorevolmente dai giovani che si sono impegnati attivamente in questi ultimi anni nei gruppi di lavoro nazionali fino agli appuntamenti sopranazionali e alla Conferenza mondiale. Il tempo è stato esiguo, il risultato considerevole. Tuttavia, il confronto nell’ambito della Conferenza Mondiale dei Giovani non sempre è stato all’altezza delle attese, soprattutto per le risposte istituzionali. Non sempre sono state colte quelle nuove idee, espressione dello spirito dei tempi, necessarie al coinvolgimento e alla motivata partecipazione. Non appare così evidente, inoltre, la presa di coscienza che dovrebbe favorire l’allargamento di quella prima pattuglia per far emergere e sviluppare nuovi spunti e nuovi capitoli dell’impegno del Paese verso le proprie comunità all’estero”. “Oggi – ha fatto presente il segretario generale del Cgie – il compito delle nuove leadership all’estero è valorizzare il risultato dell’integrazione sociale, civile e politica italiana nei Paesi di residenza e metterlo a confronto con le nuove realtà sociali e politiche del nostro Paese, i giovani italiani, le generazioni di migranti”. “Il nostro è il tempo della transizione: da quella generazionale, a quella della politica globale, che le comunità hanno in qualche modo anticipato, ma che si sviluppa secondo canoni e percorsi differenti da quelli pensati”, ha stigmatizzato il rappresentante del Cgie. “Un fatto è certo – ed è il segno che il Cgie ha colto e rilanciato in questi ultimi due anni – è finito il tempo del centralismo democratico nazionale. La nostra realtà è internazionale ed è sovranazionale. Il senso del nostro ruolo ed esistenza è espressione delle nostre comunità, non delle esigenze e delle espressioni politico-partitiche del nostro Paese di origine. Alle espressioni giovani delle nostre comunità, alle loro esigenze di comunità dall’identità plurale, nelle quali emerge indelebile e forte ancora l’identità italiana, dobbiamo rapportarci, così come ha inteso fare il Cgie, in una corale e concreta dialettica civile e politica”. Inoltre “il passaggio di testimone alle giovani generazioni ci impone una complessa riflessione sul ruolo attuale delle comunità in rapporto all’Italia – ha concluso Carozza – Un ruolo che esalta la nostra rappresentanza, non la sminuisce, ma ne indica anche contorni e pesi, probabilmente diversi da quelli a cui abbiamo finora pensato e sui quali abbiamo riflettuto. E’ dal confronto che il Cgie sta portando fra le comunità all’estero, insieme col mondo dell’associazionismo, dei Comites e dei parlamentari della Circoscrizione Estero, che emergeranno gli aspetti preminenti del nostro futuro. Di quel futuro che ci attendiamo renda giustizia a un impegno appassionato e solidaristico, come quello che ha contraddistinto e contraddistingue il mondo associazionistico degli italiani nel mondo”.

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