Roma, 17 set – “Ormai è chiaro che non si uscirà dalla crisi con reali prospettive per il futuro senza mettere al centro dell’attenzione lo sviluppo del capitale umano, condizione non solo sociale e culturale, ma anche tecnica di effettività e di sostenibilità dell’innovazione necessaria per rigenerare lo sviluppo”. Lo ha affermato Franco Narducci, vice presidente della III commissione della Camera per gli Affari Esteri e Comunitari, intervenendo alla conferenza internazionale 2009 sulla creatività e innovazione nella formazione professionale in Europa. “Questo – continua Narducci – è un appuntamento importante perché in esso confluiscono l’insieme di esperienze, di ricerche, di sperimentazioni di molti Paesi europei, componendo un mosaico che ben rappresenta da una parte la complessità della nostra Europa, dall`altra la comune tensione verso un orizzonte di cittadinanza condivisa basata sul valore del lavoro, sul sapere e sulla coesione sociale”. Secondo il vice presidente della commissione Affari Esteri e Comunitari, “ammodernare il sistema di formazione Ue, operare un’adeguata politica di vicinato, è un obiettivo strategico che parte da Lisbona ma che ha bisogno del contributo di tutti per fare in modo che vi sia una crescente cooperazione politica per l’integrazione dei sistemi formavi”. L’accordo tra i ministri dell’istruzione sul concetto di apprendimento permanente dall’età prescolare fino al prepensionamento e l’adozione da parte dei 31 paesi della dichiarazione di Copenaghen è un passo avanti importante. “Ma per realizzare la società della conoscenza – sottolinea – bisogna cercare di avvicinare i sistemi di formazione professionale”. “Se come vice presidente della commissione affari esteri e comunitari della Camera – dichiara Narducci – devo innanzitutto sottolineare gli aspetti che ho evocato e che hanno a che fare con la dimensione internazionale ed europea del vostro lavoro quotidiano e di questa conferenza, il mio radicamento politico e professionale mi spinge a contribuire con alcune riflessioni anche al dibattito di merito della conferenza”. La prima riflessione riguarda la necessità di ribadire che la crisi richiede più formazione e migliore formazione. “I percorsi professionali delle persone – spiega il deputato – sono sempre più articolati e sempre più obbligati alla flessibilità e richiedono, per questo, conoscenza e competenza più ricche e più aperte, condizioni per evitare i rischi di assistenzialismo negli interventi di tutela e di messa in sicurezza dei percorsi professionali stessi”. “In secondo luogo – prosegue – vorrei sottolineare come specifiche abilità tecnico-professionali, competenze personali e sociali e saperi e conoscenze generali sempre più necessariamente si intreccino nello sviluppo personale, sociale e professionale delle persone. Ma questo stesso intreccio serve anche nel mercato del lavoro e alle imprese. A tutti serve una riforma dell’organizzazione dei sapere, ormai disgiunti e frazionati, inadeguati ad affrontare problemi che richiedono approcci multidisciplinari e integrazione di diversi contesti di apprendimento”. Come ultimo punto, Narducci collega la formazione permanente all’educazione e alla formazione iniziale di un processo che non sopporta cesure e interruzioni. “Solo la continuità e il collegamento delle opportunità – per l’onorevole – assicurano la formazione permanente, di cui quella iniziale deve essere esplicitamente e consapevolmente intesa come inizio e premessa. Per questo – conclude – bisogna che in tutta l’Europa le imprese si assumano la responsabilità formativa in partnership con le istituzioni divenendo esse stesse anche luogo di formazione. Solo in alcuni Paesi c’è una tradizione radicata in questo senso, il nostro è uno dei Paesi nei quali c’è ancora molta strada da fare”.
(Les)