Roma, 19 mag – Mentre in altri Paesi europei, come la Francia, organismi analoghi al Consiglio Generale per gli italiani all’Estero non vengono messi in discussione e anzi, ci si prepara ad introdurre anche i deputati eletti all’estero, “al contrario, in Italia, abbiamo un sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, con delega agli italiani nel mondo, che non manca mai di mettere in discussione l’attuale impianto di rappresentanza degli emigrati italiani, nonché alcuni parlamentari, tra cui incredibilmente pure degli eletti nella Circoscrizione Estero”. E’ questo il senso del discorso di Dino Nardi, coordinatore Uim per l’Europa e membro del Cgie, secondo cui “sarebbe facile rispondere che gli italiani all’estero stavano certamente meglio quando erano rappresentati unicamente dai Comites e dal Cgie e che, pertanto, invece di abolire il Cgie sarebbe meglio, per gli emigrati, abolire la Circoscrizione Estero con i suoi 18 parlamentari”, ma che in realtà egli stesso “si è battuto per anni, anche come consigliere del Cgie, per conquistare il diritto del voto all’estero per corrispondenza” e che resta convinto “che con la Circoscrizione Estero gli italiani emigrati si sono dati una filiera di rappresentanza completa ed in grado di rappresentare al meglio gli interessi dei cittadini italiani della diaspora vecchia e nuova: dalle Consulte regionali ai Comites, dal Cgie alla Circoscrizione Estero”.