I giornalisti italiani hanno proclamato per venerdì 9 luglio la giornata del silenzio dell’informazione. Una protesta corale contro il disegno di legge Alfano che – nato con l’obiettivo di impedire la pubblicazione delle intercettazioni telefoniche e di tutelare la privacy – si è andato trasformando in un bavaglio per giornali, giornalisti e cittadini che hanno il diritto di essere informati. Una drastica riduzione della libertà di stampa accompagnata da severe sanzioni contro editori e giornalisti che danno conto di fatti di cronaca giudiziaria ed indagini investigative. Contro questa legge non protestano solo la Fnsi, gli altri sindacati e decine di associazioni. Anche un organismo internazionale come l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) boccia il ddl sulle intercettazioni, perché questo provvedimento “colpisce il giornalismo investigativo in Italia e indica un atteggiamento volto a criminalizzare il lavoro giornalistico”. Per l’Osce il ddl va ritirato o rivisto secondo gli standard internazionali della libertà di espressione. I giornalisti, afferma una nota dell’Organizzazione, “devono poter liberamente scrivere su tutti i fatti di pubblico interesse. Nella sua forma attuale, il disegno di legge contraddice gli indirizzi dell’Osce, in particolare quando proibisce l’utilizzo di diverse fonti e materiali confidenziali che potrebbero rivelarsi necessari per un giornalismo d’inchiesta al servizio della democrazia”. L’Osce si riferisce, in particolare, alle restrizioni sulla pubblicazione di documenti giudiziari o investigativi prima dell’inizio dei processi; all’introduzione di multe fino a 450.000 euro per gli editori, che rischiano anche fino a 30 giorni di carcere, e fino a 10.000 euro per i giornalisti che pubblicano il contenuto di intercettazioni prima dell’inizio del processo; alla condanna penale per chi, non giornalista, registra o filma persone senza la loro approvazione. La situazione è ben riassunta da Guido Columba, presidente dell’Unione Cronisti Italiani: “E’ dal 1993, dall’epoca di Mani pulite, che la classe politica tenta periodicamente di mettere un freno ai giudici e un bavaglio alla stampa. Ogni volta la reazione, prima dei giornalisti e poi dell’opinione pubblica, è riuscita a scongiurare i danni più gravi. È per evitare che le parti peggiori del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni divengano legge dello Stato che i giornalisti sono chiamati a scioperare. Uno sciopero che si svolge con l’obiettivo dichiarato di salvaguardare il diritto dei cittadini a essere informati in modo corretto, completo e tempestivo”.