Il cerchio si stringe attorno a Muammar Gheddafi. Il Rais non è stato arrestato, come annunciato in un primo momento, ma Tripoli è ormai in mano agli insorti che sono entrati in massa nella città a partire dal tramonto, con la fine del Ramadan. Dopo diversi giorni di appostamento a pochi chilometri dalla capitale, i ribelli sono entrati a Tripoli via terra e via mare accolti dalla folla in festa. Dopo la notizia della presa della capitale, il Cnt, il governo degli insorti di Bengasi, conferma anche la resa della Guardia repubblicana e annuncia che la persona arrestata non è il Rais, ma il figlio Saif al Islam. E proprio in queste ore la Corte penale internazionale è in contatto con i ribelli per il trasferimento del secondogenito del Colonnello all’Aja. Sempre dalla Cpi arriva l’annuncio dell’incriminazione e dell’emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del colonnello Gheddafi per crimini contro l’umanità. Dalla tv di un regime in rapido declino, il portavoce, Mussa Ibrahim, lancia il suo ultimo appello agli insorti e alla Nato: “Siamo pronti a negoziare direttamente con il Cnt” in cambio della sospensione delle operazioni su Tripoli. Appello accolto da Bengasi ma solo in seguito all’annuncio della partenza di Gheddafi. Dalla Nato la conferma della volontà di “lavorare con il popolo libico e con il Consiglio nazionale di transizione, che porta una grande responsabilità”. “Prima Gheddafi si rende conto che non può vincere sul suo stesso popolo, meglio sarà, affinché il popolo libico non debba vedere ancora sangue versato e sofferenze”, ha detto il segretario generale dell’Alleanza, Anders Fogh Rasmussen. (22 ago – Cle)