La Philip Morris International, il produttore di sigarette Marlboro, sta cercando di ottenere da una università britannica i dettagli di una sua ricerca condotta su migliaia di bambini di età compresa tra gli 11 e i 16 anni, rispetto al loro atteggiamento verso il fumo e le sigarette. L’Independent rivela oggi in esclusiva che questi stessi ricercatori universitari sono diventati ora oggetto di una campagna di odio che si è scatenata sul web e di telefonate anonime, anche se non ci sono prove di una responsabilità diretta della compagnia di sigarette. Se infatti la Philip Morris rivendica un “interesse legittimo” nell’ottenere queste informazioni, i ricercatori dell’Università di Stirling continuano a rifiutarsi di consegnare i risultati dello studio, sostenendo che sarebbe una grave violazione della fiducia accordata dagli intervistati che potrebbe compromettere delle ricerche future. Nel settembre del 2009 la Philip Morris International aveva già fatto la sua prima “Freedom of Information” (FOI) richiesta attraverso uno studio legale di Londra. Tuttavia, l’Information Commissioner aveva respinto la sua domanda proprio perché anonima. “Volevano tutto quello che avevamo sull’argomento”, afferma il professor Gerard Hastings, direttore dell’istituto Stirling, sottolineando che “i ragazzi sono stati rassicurati sul fatto che solo i ricercatori in buona fede avrebbero avuto accesso ai dati”. L’Istituto riceve finanziamenti da parte del Dipartimento della Salute e dalle associazioni di beneficenza, con l’obiettivo di produrre informazioni per sostenere una legislazione anti-fumo. La ricerca nasce dalla volontà di capire perché l’85 per cento dei fumatori adulti hanno acceso la loro prima sigaretta quando erano bambini.
(Fam – 1 set)